Roma, 4 mar. - In un clima di violenza e nuovi attentati, l'Iraq si avvicina alle elezioni politiche di domenica, le seconde dalla caduta di Saddam Hussein nel 2003.
Dopo i due attentati-kamikaze che mercoledi' avevano seminato 33 morti a Baquba, oggi e' toccato a Baghdad. Due attentati suicidi hanno fatto 14 morti, dei quali quattro bambini, e 48 feriti presso due seggi elettorali in quartieri diversi della capitale. Dietro gli attentati potrebbe esservi l'ombra di al Qaeda, il cui leader nel Paese, Abu Omar al-Baghdadi, lo scorso mese minaccio' il processo elettorale. Gli attentati sono avvenuti mentre l'Iraq cominciava a votare: da oggi 850.000 tra soldati, poliziotti, pazienti ricoverati in ospedale e detenuti possono esprimere il loro voto in anticipo rispetto agli altri 18 milioni di chiamati alle urne. Si potranno scegliere tra 6.200 candidati i 325 deputati che dovranno formare il nuovo Parlamento (Magli al-Nuwwab), in base a un sistema proporzionale. Domani potranno votare dall'estero gli iracheni residenti in 16 Paesi. Al nastro di partenza, una vasta gamma di alleanze che gruppo politici che cercano di fondere il mosaico culturale e religioso del Paese e di portare avanti la riconciliazione nazionale. Sara' eletto il secondo parlamento del dopo-Saddam: nel gennaio 2005 c'erano state infatti elezioni costituenti (a cui non parteciparono i sunniti), mentre l'assemblea uscente era stata eletta nel dicembre 2005.
I sondaggi indicano che nessuna delle grandi coalizioni otterra' scranni sufficienti per governare da sola. La coalizione Stato di Diritto del premier Nouri al Maliki, al potere dal 2006, e' tra i favoriti nella corsa (le previsioni gli assegnano tra gli 89/90 seggi e i 120). Ma Maliki si presenta con un'immagine offuscata dalle promesse elettorali mancate e dalla violenza che mina le basi dello Stato. La coalizione elettorale che piu' lo ostacola e' l'Alleanza Nazionale Irachena (guidata dal maggiore partito sciita, il Consiglio Supremo islamico Iracheno, e a cui partecipa tra gli altri Moqtada al Sadr, per il quale, pero', sarebbe stato spiccato un mandato di arresto); e la lista dell'ex premier, Iyad Allawi (su cui pero' pesa l'esclusione del sunnita Saleh al Mutlaq, decisa dalla commissione che alcune settimane fa ha vietato la partecipazione elettorale a personaggi sospettati di esser legati al partito Baa'ath del passato regime). Le elezioni di domenica sono considerate un test non solo per il futuro dell'Iraq democratico, ma per il progressivo ritiro degli Stati Uniti. Attualmente i soldati Usa 96mila ma meta' delle truppe saranno ritirate entro il primo settembre 2010.
Gli accordi siglati a dicembre 2008 prevedono il ritiro totale alla fine del 2011, un calendario che l'amministrazione di Barack Obama non ha intenzione di cambiare. (AGI) -