Nessuna revisione del cosiddetto "pacchetto sicurezza", niente depenalizzazione del "reato" di ingresso e soggiorno irregolare degli immigrati "clandestini": così il governo italiano ha risposto al Consiglio dei diritti umani dell'Onu che a Febbraio aveva indirizzato a Roma 92 raccomandazioni. Le risposte di Roma sono state comunicate dall'ambasciatore italiano presso le Nazioni Unite, Laura Mirachian, durante l'ultima sessione di esame periodico universale sui diritti umani in Italia tenutasi a Ginevra. L'ambasciatore ha riferito della decisione di accogliere pienamente 78 raccomandazioni, due solo parzialmente e di respingerne altre 12. Il governo italiano, pur avendo ratificato pochi giorni fa la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta alla tratta degli esseri umani, si è rifiutato di introdurre una definizione esplicita di tortura nel proprio codice penale così come raccomandato dal Consiglio dei diritti umani. L'immigrazione, il rispetto dei diritti dei migranti e la loro integrazione in Italia sono da mesi al centro dell'attenzione del Consiglio, in particolare dopo i respingimenti nel Mediterraneo di barconi di migranti provenienti dall'Africa, con a bordo potenziali richiedenti asilo diretti nell'isola siciliana di Lampedusa. Intervenute nel dibattito di Ginevra, diverse organizzazioni non governative hanno nuovamente additato una pratica che viola il diritto alla richiesta di asilo e accordi internazionali già firmati. Hanno anche espresso preoccupazione di fronte al fenomeno crescente della xenofobia e del razzismo che presentano i migranti, in particolare Rom e musulmani, come "criminali e terroristi", si legge nel resoconto ufficiale della sessione. Le organizzazioni hanno anche chiesto un maggior impegno nella lotta alla discriminazione nei confronti dei migranti per garantire loro uguale accesso al lavoro, all'istruzione e alla salute. Altre fronte critico per l'Italia è quello della libertà di stampa e di informazione: anche se Roma ha accettato la raccomandazione sull'indipendenza e la pluralità dei media, diverse organizzazioni intervenute a Ginevra, come 'Reporter senza frontiere' (Rsf), hanno criticato il progetto di legge sulle intercettazioni che "bloccherebbe la possibilità per i giornalisti di informare l'opinione pubblica sulle indagini in corso" e ricordato il perdurare del conflitto d'interesse.[VV]
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