
C'è sapienza nell'esperienza della lebbra?
Forse qualcuno si chiederà anche cosa sia la lebbra e se esista ancora.
Ci sono storie, e sono numerose, che dicono realtà e situazioni di povertà, malattia, disagio ancora molto diffuse per quanto lontane e distanti dai nostri occhi. Storie con un nome e un volto.
Come Iqbal, il poeta lebbroso di Swarga Dwuar, la cui storia, raccontata da Marcello Carrozzo in forma di reportage fotografico, apre il libro di Francesco Colizzi. O la neonata indiana, nata con il cuore dislocato all'esterno del suo corpicino: tra il collo e il lato sinistro della clavicola. Vissuta solo due giorni... tenendo il suo cuoricino in mano.
Un libro che raccoglie gli interventi, le storie incontrate nei diversi viaggi che l'autore nel corso di 5 anni ha fatto per l'AIFO, l'associazione che in Italia, segue gli insegnamenti e lo spirito di Raoul Follereau, si occupa di lebbrosi e non solo.
Il senso di questo libro?
È un diario che, prendendolo per mano, conduce il lettore in un vero cammino iniziatico che lo porti a scegliere di essere solidale.
Sì: scegliere di essere solidali, perché bisogna assumere in prima persona l'iniziativa per "inverare la speranza".
Proprio noi? E se non noi, chi?
Introduzione di Luciano Ardesi
Prefazione di Aldo Morrone
Reportages fotografici di Marcello Carrozzo
Editore: La Meridiana
Pagine 176
Anno 2010
La vendita di questo volume sostiene i progetti dell'AIFO.
Francesco Colizzi (Ostuni 1954), direttore del Centro di Salute Mentale di Brindisi, è dal 2005 Presidente nazionale dell'AIFO. Ha pubblicato Inseguendo le cose (1996) e Orchestrali (1998)
Il libro è acquistabile presso AIFO al prezzo di 18 € (10 € per i Gruppi AIFO).
Per l'ordine scrivere a: info@aifo.it
"La prossimità attiva è un valore universale, rintracciabile in tutte le culture e le tradizioni, perché sostenuta da un radicato codice antropologico, ma scegliere di diventare più solidali significa percorrere un vero e proprio cammino iniziatico.
La ragione ci mostra impietosamente quanto ingiusto sia il mondo e ci rende consapevoli del male disseminato dall'uomo. La spiritualità che alberga in ognuno di noi alimenta la speranza attiva che il mondo possa cambiare. La ragione e la passione, le due vele dell'anima umana, come le chiama il poeta libanese Gibran, ci aprono il passaggio verso il futuro, ci indicano che la sola attesa è vana, che occorre assumere in prima persona l'iniziativa per inverare la speranza.
Il Buon Samaritano ci insegna che, dopo il soccorso del momento, occorre prendersi cura in modo responsabile dell'Altro, dare respiro e sviluppo all'azione solidale.
Benefici inaspettati sgorgano dall'azione solidale. Il bene fatto non va mai perduto, ma frutta altro bene, come ci dicono i Vangeli cristiani, i canoni buddhisti, la Baghavad Gita induista. Il bene compiuto senza attendersi nulla in cambio, con un agire disinteressato, ritorna a vantaggio di chi l'ha elargito. Ci si ritrova con una visione più profonda della vita, si accede a mondi nuovi, si è illuminati da bagliori sapienziali.
E poi i nuovi legami che si istituiscono ci fanno riconoscere la nostra interdipendenza come esseri umani. Rafforzano il senso di comune appartenenza all'umanità. E ad un potere più grande."