Il piccolo e il gigante feroce
Da molto tempo il villaggio ai piedi della montagna era in balia del feroce Katallani e la vita di tutti i suoi abitanti era in pericolo. Il tiranno, un gigante vestito di pelli con dei lunghissimi capelli ispidi e neri, era in grado di trasformare le persone in animali, grazie ad una frusta magica che teneva sempre con sé.
Molti ormai avevano fatto questa fine, persi nei boschi fitti o lungo le rive del fiume e non erano più tornati a casa. Katallani viveva nel suo palazzo impenetrabile e aguzzo, posto sulla cima della montagna di vetro,in compagnia di un terribile falco che poteva vedere tutto a miglia di distanza. L'uccello rapace si precipitava ogni giorno dall'alto della montagna sul villaggio per rubare agnelli e altri animali, seminando paura e terrore.
Tutti gli uomini del villaggio a turno avevano cercato di sconfiggere il mostro ed il suo falco ma nessuno mai era tornato vincitore e molti erano stati trasformati in animali. Un giorno, dopo l'ennesimo furto, il ragazzo più piccolo del villaggio si fece avanti: "Padre lascia che sia io a tentare di liberare il villaggio. Stanotte mi apposterò in mezzo al gregge e aspetterò il falco. " A queste parole i suoi fratelli e i vicini si misero a ridere: "Ma come? Tu, il pelato, il più piccolo e debole vuoi provare dove altri, molto più forti di te hanno fallito?
Il ragazzo era soprannominato il Pelato perché non aveva i capelli folti come gli altri e tutti lo canzonavano per questo e per la sua bassa statura. Anche il padre era molto dubbioso, ma lo lasciò provare. Venne la notte, il ragazzo si nascose in mezzo al gregge, rendendosi invisibile tra la lana delle pecore. Così quando all'alba arrivò il falco, riuscì ad avvicinarsi senza essere visto e gli strappò una piuma dalle ali. Il falco si sollevò puntando verso il palazzo ma il suo volo era stentato e incerto: la sua forza era ormai ridotta a causa della piuma rubatagli dal ragazzo. Katallani si arrabbiò moltissimo e, per punire il ragazzo, rapì suo padre e i suoi fratelli, li legò alla porta del palazzo e li trasformò in asini. Allora il piccolo Pelato si mise in cammino verso il palazzo, deciso a liberare la sua famiglia. Portava con sé la piuma strappata al falco e un po' di cibo. Dovette superare colline e montagne, dormire al gelo della notte e sopportare il caldo del giorno.
Lungo la strada incontrò un pastore che gli indicò la direzione e gli diede un sasso magico in cambio di un po' di pane dicendogli:
"Se riuscirai ad avvicinarti a Katallani, prova a tirargli questo sasso mirando alla mano in cui tiene la frusta magica." Più avanti si fermò a dissetarsi e a riposare ad una cascata. Mentre dormiva, fece un sogno. La cascata divenne una bellissima donna che gli promise di aiutarlo nella sua impresa e gli diede un flauto: "Ma attenzione " hli disse" dovrai usarlo solo quando sarai in presenza del gigante, dopo che l'avrai colpito con il sasso." Il ragazzo si svegliò ma la donna era sparita e al suo posto c'era la cascata e lì vicino era posato un flauto, come quello del sogno.
Dopo un altro pezzo di cammino il ragazzo arrivò al palazzo di Katallani, riconobbe i suoi famigliari trasformati in asini e cercò di liberarli. Ma il cielo si oscurò e comparve il gigante con il falco al suo fianco. "Restituisci la piuma che hai rubato" tuonò facendo tremare le montagne e le foreste. Il ragazzo si avvicinò timoroso e appoggiò la piuma per terra. "E ora libera mio padre e i miei fratelli" Katallani si mise a ridere e fece per avvicinarsi minaccioso al ragazzo ma questi lanciò il sasso magico contro la frusta che cadde nel precipizio. Poi si mise a suonare il flauto ricevuto in sogno e anche il gigante cadde nel burrone insieme al falco. La magia finì: il padre e i fratelli del Pelato, tornati uomini lo abbracciarono. Tutti gli uomini trasformati in animali ripresero il loro aspetto e fecero ritorno al villaggio.
Da quel giorno nessuno più prese in giro il ragazzo che aveva liberato il villaggio dal feroce gigante. (da Voci del mondo in gioco, Carthusia editrice)