Titolo: Iniziativa di educazione allo sulla strategia OMS per le medicine tradizionali: come valorizzare le risorse locali per un accesso migliore alla salute
Cofinanziamento: Ministero Affari Esteri
Ong promotrici: COE (capofila), AIFO, MLAL, Ass. Monserrate.
Periodo di attuazione
1 Agosto 2006 - 31 luglio 2007
Obiettivi
Accrescere la conoscenza degli operatori allo sviluppo e dei quadri locali circa le potenzialità delle medicine tradizionali e renderli in grado di adeguare i loro progetti alla strategia OMS 2002 - 2005 sulle medicine tradizionali , articolando l'uso di tali risorse con i piani sanitari convenzionali per una lotta più efficace alle grandi pandemie mondiali.
Le attività a carico AIFO si sono svolte in India e Italia (Roma).
Beneficiari diretti:
Quadri delle Ong, strutture sanitarie, centri di ricerca e università interessati a identificare, proporre e gestire progetti di sviluppo nel sud del mondo.
Quadri locali del sud del mondo che potranno articolare gli interventi in atto e futuri all'interno della strategia OMS.
Principali attività:
1. Corso di formazione sulla strategia OMS 2002- 2005 sulle medicine tradizionali a Roma.
2. Creazione centro di documentazione presso il centro OMS di riferimento per l'Europa per le medicine tradizionali (Milano).
3. Raccolta sistematizzazione e diffusione di documentazione su medicine tradizionali.
4. Creazione di una banca dati accessibile on line dal sito COE, AIFO, MLAL e Monserrate.
5. Realizzazione 4 seminari operativi in Colombia, Kinshasa (R. D. Congo), Pechino (Cina) e Bangalore (India).
6. Seminario conclusivo a Roma.
Materiali prodotti:
Rapporto sul seminario in India.
TRADITIONAL MEDICINE & RIGHT TO HEALTH FOR ALL
South Asian Regional Conference
Bangalore (12-15 dicembre 2006)
Resoconto del Convegno organizzato da AIFO in India
Continua il progetto promosso dal COE col finanziamento MAE in collaborazione con AIFO, Monserrate, MLAL. Si è appena concluso il secondo incontro organizzato da AIFO in India, in collaborazione con il People Health Movement.
Il convegno si è focalizzato sulle potenzialità della Medicina tradizionale per garantire a tutti il diritto alla salute. Ha visto la partecipazione di oltre 300 persone, inclusi gli studenti del College di Ayurveda che ha ospitato il convegno durante l'ultimo giorno. Sono stati invitati relatori da vari Paesi del Sud Est Asiatico: Bhutan, Bangladesh, Nepal e Sri Lanka.
All'inaugurazione hanno preso parte la rappresentante dell'Ambasciata italiana a Delhi Anu Dhindaw, il delegato di AIFO Dr. Enrico Pupulin, la delegata del COE Maria Pia Macchi, l' organizzatore e coordinatore del Convegno Dr. Sunil Deepak, il rappresentante di AIFO in India Dr. M.V.Jose, il Dr. H Sudershan (VKSS, Karuna Trust).
L'approccio è stato molto pratico, con numerosi interventi puntuali e importanti, creando le premesse per poter attivare un network tra i vari Paesi per sostenere le iniziative evidenziate insieme come urgenti e necessarie.
Il Dr. K. Balasubramaniam (HAI-AP) nella sua introduzione al convegno ha esaminato i due punti focali su cui si sono poi attivate le varie tavole rotonde:
- la necessità di documentare l'efficacia e la mancanza di effetti collaterali della Medicina Tradizionale
- la necessità di preservare sia la biodiversità sia la conoscenza tradizionale relativa alle piante medicinali
Per quanto concerne il primo punto ha evidenziato la posizione dell' OMS a riguardo, facendo notare come sia necessaria una maggiore flessibilità negli esami clinici e tossicologici. E' essenziale che la Medicina Tradizionale venga convalidata usufruendo di una propria metodologia, invece di rifarsi a quella della scienza occidentale moderna. Si tratta infatti di approcci scientifici diversi che come tali vanno considerati. Porta numerose citazioni a riguardo.
Per quanto riguarda il secondo punto evidenzia l'urgenza di interventi che proteggano dalla biopirateria le piante medicinali e la conoscenza ad esse legata.
Il tema della biopirateria viene ripreso da Rokeya Begum e da Farida Akhter (UBINIG, Bangladesh) che distribuiscono i manifesti prodotti dalla ONG da loro rappresentata, con la foto di una donna di medicina e la scritta 'Sorella unisciti anche tu al Movimento contro la biopirateria'. In Bangladesh dalla Medicina Tradizionale dipende la salute dell'80% della popolazione, questa medicina è l'unica a cui possono rivolgersi i più poveri. Purtroppo le piante medicinali vengono raccolte indiscriminatamente ed esportate, le comunità non hanno coscienza del problema, vanno informate e organizzate. La monocultura, l'impatto deleterio della rivoluzione verde, le coltivazioni di gamberetti e di tabacco stanno distruggendo la biodiversità del Paese in maniera irreparabile. UBINIG lavora soprattutto con le donne, si occupa di documentarne e valorizzarne la conoscenza tradizionale. Farida racconta di aver organizzato un incontro a cui hanno preso parte le donne di medicina dell'area in cui lavora e ognuna ha portato una lista di piante che non si trovano più, per ogni pianta hanno acceso una candela, pregando perché sia possibile ritrovare ancora queste piante così utili e importanti. Per queste donne le piante non sono solo materia prima per preparare le medicine, le piante sono alleate nella cura e a loro bisogna rivolgersi con rispetto invece di distruggere questa preziosa risorsa per denaro.
Provash Das e Shib Das (DALIT, progetto COE) parlano del progetto finanziato da MAE, CEE e COE nel distretto di Khulna, dell'esperienza positiva dei giardini di piante medicinali attivati nelle scuole e del tentativo di integrazione della Medicina Ayurvedica con quella Allopatica nell'ospedale costruito di recente. Molti partecipanti fanno domande sul tema, molto sentito, della necessità di integrazione tra diversi sistemi di medicina: tutti sono d'accordo sul fatto che per i pazienti il problema non sussiste, si rivolgono a diversi tipi di medicina in base alle diverse esigenze, sanno che l'ayurveda va bene per alcuni problemi e la medicina allopatica per altri. Il problema è più teorico che pratico, sta nel diffuso riconoscimento della Medicina Moderna come l'unica scientifica, mentre le altre possono essere al massimo complementari o alternative.
Molti interventi ribadiscono che va abolita questa gerarchia esistente fra i vari sistemi di medicina. Ormai molta gente si rivolge alla medicina tradizionale solo dopo aver tentato di curarsi con quella allopatica, e spesso è già tardi. Ma così si sentono moderni, dicono che non si può andare sulla luna con un carro tirato dai buoi. Farida nota come la componente psicologica sia importantissima nella cura, la fiducia del paziente nel medico è fondamentale, quindi se la medicina tradizionale non viene valorizzata si perderà anche gran parte della sua efficacia. Ricorda il caso di una donna che stava morendo e il medico le disse di bere un sorbetto che doveva essere preparato dal marito in sua presenza tre volte al giorno. La donna soffriva perché il marito non le dedicava nessuna attenzione. La cura ristabilì la situazione affettiva della coppia e dopo alcuni mesi la donna guarì. Quando parliamo di clinical trials dobbiamo considerare anche il fattore psicologico che ha un ruolo fondamentale.
Farida ritiene profondamente ingiusto il modo in cui viene comunemente considerata la medicina tradizionale: abbiamo di fronte diversi sistemi di medicina e tutti vanno considerati allo stesso modo.
Il diritto alla salute per tutti passa attraverso il rispetto e l'interdisciplinarietà fra i diversi sistemi di cura.
Il Dr. Sankaran Namboodiri V.M. (GK) nota che la Medicina Tradizionale manca di accurata documentazione e questo è un fattore a suo svantaggio. C'è una forte speculazione economica sui prodotti a base di erbe, ma mancano la documentazione dell'efficacia e il controllo della qualità. I più poveri non hanno nessun beneficio dal recente boom di questa medicina. Dobbiamo garantirne efficacia, assenza di effetti tossici e costi bassi.
Il rappresentante del Bhutan, Dr. Dorji Wangchuk (National Institute of Traditional Medicine), dà un valido esempio di come la Medicina Tradizionale e quella moderna possono essere integrate e come i governi possono e devono garantirne il libero accesso a tutti i cittadini. La Medicina in Bhutan è strettamente collegata alla filosofia buddista e si basa sulla compassione per tutti gli esseri viventi. La causa di ogni sofferenza umana e quindi anche delle malattie è l'ignoranza. Emerge qui l'importanza della cura come sostegno per un armonioso sviluppo psicofisico basato sull'educazione. L'approccio deve essere umanitario e non materialistico, di qualsiasi sistema di medicina si tratti. Attualmente la politica statle in Bhutan mira a potenziare l'importanza della Medicina Tradizionale migliorando la qualità dei prodotti e finanziando la ricerca atta a dimostrarne l'efficacia. Un aspetto apprezzabile è il fatto che l'85% della materia prima viene dal Paese stesso e solo il 15% viene importato dall'India.
Sono presenti al convegno 4 rappresentanti del Nepal. La situazione del Paese viene descritta dal Dr. R. R. Koirala (National Association Ayurveda) come estremamente difficoltosa. Il diritto alla salute non viene tenuto in nessuna considerazione dal governo, così come le problematiche della conservazione della biodiversità. La corruzione del Dipartimento Forestale depreda le comunità tradizionali, poverissime delle uniche risorse che avrebbero a disposizione per la sussistenza, risorse mantenute intatte per millenni dalle stesse comunità. A causa della particolare configurazione geografica del Paese risulta impossibile garantire il diritto alla salute a tutti prescindendo dalle risorse locali peraltro di grande valore. Vanno necessariamente e urgentemente documentati e valorizzati i sistemi di Medicina trasmessisi oralmente di generazione in generazione grazie a donne, sciamani, erboristi appartenenti alle numerose etnie. Va nello stesso tempo intrapresa una strategia di conservazione del grande patrimonio di piante medicinali, alcune delle quali stanno diventando sempre più rare a causa della raccolta indiscriminata e dell'esportazione illegale (da 8 a 10 milioni di Kg all'anno). Narayan Kaji Shrestha (WATCH) descrive i problemi causati dalla situazione politica instabile, che aggrava la situazione delle comunità che vivono isolate sulle montagne, a cui si aggiungono i sogni importati dalla globalizzazione, causa di un forte movimento migratorio verso le città, con la conseguente perdita della conoscenza tradizionale, limitata sempre più soltanto agli anziani. I medici tradizionali, unica risorsa per la maggior parte della popolazione, non hanno più discepoli disposti a continuare una professione non redditizia. Nello stesso tempo molte piante non si trovano più. Spesso sono piante necessarie per preparare le medicine e la loro scomparsa è gravissima. In Nepal le difficoltà per i medici tradizionali sono così grandi che perdono fiducia in se stessi. Dovrebbe essere creato un network che li metta in contatto per uno scambio e una documentazione dell'efficacia della loro conoscenza. "Dobbiamo lavorare insieme, non criticarci l'uno con l'altro" afferma la Dr. Sarita Shrestha (insegnante di Ayurveda al College di Kathamandu , Nepal). La dottoressa commuove tutti quando dice che è fiera di essere laureata in Ayurveda e ha completa fiducia nel suo sapere, parla degli effetti eccellenti dello yoga per l'asma e di quelli del panchakarma per le paralisi. In alcune scuole elementari e secondarie nepalesi è stato introdotto l'insegnamento dei principi basici dell'Ayurveda e questo fatto è molto positivo. Agli studenti del College Sarita chiede di lavorare col cuore, dedicandosi al grande ideale della salute per tutti. Non conta il sistema di medicina che pratichiamo, conta lo scopo, l'atteggiamento del medico nei confronti del paziente, bisogna integrare le nostre conoscenze e le nostre forze, nel rispetto reciproco. Sarita afferma con tristezza che ci sono stati tanti progetti di ricerca, ma i risultati sono andati altrove, senza portare nessun beneficio alle comunità. Sarebbe necessario implementare progetti di ricerca finalizzati alla cooperazione, promuovendo empowerment e capacity building.
I pochi progetti orientati in questo senso hanno dato ottimi risultati. Narayan Kaji Shrestha porta l'esempio del progetto promosso da ANSAB a Humla. E' stata creata una Associazione per lo sviluppo e la conservazione formata dalle comunità, che producono oli essenziali nel rispetto dell'ecosistema e li vendono a ottimi prezzi. Se le comunità vengono direttamente coinvolte possono agire in modo estremamente efficace per la conservazione delle loro risorse, come del resto hanno sempre fatto. Progetti come questo dovrebbero essere duplicati e non restare esempi isolati.
Il Dr. R.S. Jayawardene (NITM) descrive l'estrema ricchezza della Medicina Tradizionale nello Sri Lanka in cui si sente l'influsso di varie tradizioni tra cui quella buddista e illustra le sue notevoli potenzialità a livello economico. Il Prof. Tuley de Silva (National Pharma Association) nota la necessità di migliorare il controllo della qualità della materia prima, al momento molto carente. I rischi dei prodotti a base di erbe sono legati allo scarso controllo della qualità in tutte le fasi delle preparazioni. Sottolinea l'importanza della valorizzazione della medicina tradizionale a livello di salute di base, diffondendo l'uso dei rimedi casalinghi. Nota gli evidenti privilegi che il governo dà alla medicina allopatica (salari più alti, ospedali più attrezzati) che limitano le grandi potenzialità della medicina tradizionale sulla strada della salute per tutti.
La situazione dell'India viene illustrata a grandi linee da Darshan Shankar (FRLHT, consulente AYUSH). Viene notato che anche se la Medicina Tradizionale è spesso integrata con quella moderna negli ospedali e nei dispensari governativi, ci sono gravi carenze, manca il controllo della qualità dei prodotti, mancano finanziamenti per la ricerca per dimostrarne l'efficacia e l'impatto sociale. In particolare viene puntualizzato il fatto che la medicina tradizionale ha una sua metodologia, suoi standard di qualità su cui andrebbe fatta maggiore ricerca. Cita l'esempio della Medicina Siddha che usa un particolare sale minerale che può essere raccolto solo in 35 posti del Tamil Nadu e va raccolto solo in un determinato periodo di due ore in un giorno particolare. In effetti è stato dimostrato che se non si seguono queste regole le proprietà di questo sale variano.
Il discorso dell'importanza della ricerca e della documentazione dell'efficacia della Medicina Tradizionale a partire dalla sua specifica metodologia viene ribadito dalla Dr.ssa Tannaz Birdi (FMR). Cita l'esempio di una preparazione con la Pongamia pinnata in cui tradizionalmente si prepara un decotto di modo che la sostanza tossica resti sul fondo. Ricercare solo il principio attivo di un rimedio naturale senza documentare il particolare tipo di preparazione è limitato, rischiamo di riscontrare che è tossico, ma spesso la preparazione annulla l'effetto tossico. Il tipo di preparazione e di assunzione prescritti dalla Medicina Tradizionale sono fattori molto importanti di cui va tenuto il dovuto conto.
Padre S. J. Meloo (CHAI) racconta la sua esperienza personale relativa all'uso della medicina tradizionale delle comunità tribali con cui vive da anni in BIhar. Parla dell'immensa conoscenza delle donne, dell'efficacia dei rimedi casalinghi. Crede fermamente che la Medicina tradizionale possa avere un grandissimo potenziale per garantire il diritto alla salute per tutti. In Bihar la mortalità da malaria era altissima e per questo è stato organizzato un seminario in cui i medici tradizionali hanno diffuso la conoscenza dei rimedi casalinghi. L'impatto sulla salute è stato di grande rilievo. Per il trattamento della tubercolosi il padre ha usato con ottimi risultati dei rimedi a base di erbe documentandone l'efficacia.
Il Dr. Ravi Narayan (PHM) riprende il discorso della difficoltà di impostare i clinical trials senza tener conto delle peculiarità specifiche della Medicina tradizionale. Riporta l'esperienza del network RITAM di cui fa parte. La definizione stessa della malaria è diversa nell'Ayurveda e nella medicina allopatica. Occorre lavorare in equipe e tener conto dei parametri di documentazione dell'efficacia propri della Medicina tradizionale. Va considerato che vengono soprattutto usati estratti in acqua e combinazioni sofisticate di varie erbe che eliminano gli effetti tossici che avrebbero gli estratti presi singolarmente. Parla poi dell'importanza della Medicina Tradizionale per raggiungere la salute per tutti e sottolinea l'impatto negativo della globalizzazione e della privatizzazione sanitaria in India
La Dr.ssa Mira Shiva (PHM) parla del degrado ambientale, della grave perdita del cibo tradizionale. Molte comunità di auto sussistenza si sono mantenute sane grazie all'interazione armonica con l'ecosistema, all' uso di cibi sani, locali, ricchi di elementi nutritivi. Quando i più poveri perdono questo tipo di interazione con la natura si apre il baratro dell'indigenza. La perdita dei semi delle coltivazioni locali, la perdita della sicurezza alimentare, la perdita dell'alimentazione tradizionale, l'impatto disastroso della rivoluzione verde aggravano le condizioni di vita e di salute in India. Non esiste sensibilizzazione politica a riguardo. E' importante valorizzare e diffondere l'uso del cibo enico, le banche dei semi affidate alle comunità, la coltivazione dei giardini e degli orti di casa, la coltivazione biologica. Smita Bajpai (CHETNA) parla dei progetti attuati dalla sua ONG e mostra come siano imperniati sull' women empowerment. Le donne hanno infatti un ruolo importantissimo nella salute di base e vanno formate e sensibilizzate. In particolare CHETNA si occupa di documentazione della conoscenza delle donne di medicina e del loro ruolo nell' assistenza durante la gravidanza.
Il Dr. N.S. Prashant (VKSS) concorda con Smita Bajpai sul ruolo importantissimo delle donne per gli interventi di salute primaria. Ricorda la sua esperienza con le comunità tribali con cui lavora in Karnataka, proprio dalle levatrici locali ha imparato moltissimo. Pur essendo laureato in Medicina adotta sempre più i rimedi tradizionali che ritiene estremamente efficaci per molte malattie. I costi sono più bassi e l'interazione tra medico e paziente è di collaborazione: il paziente prende parte attiva alla cura. Inoltre il 18% dei farmaci che si usano in India sono vietati in altri Paesi, il rifornimento degli ospedali è scadente. Sono meglio i rimedi naturali. Per lui l'ospedale ideale deve avere a disposizione un terreno dove si coltivano le piante medicinali che permetta di fare preparazioni con le erbe fresche a seconda delle necessità dei pazienti. Purtroppo in India non viene dato il giusto valore alla Medicina Tradizionale, i salari dei medici dei diversi sistemi di medicina sono molto diversi, quelli dei medici allopatici sono molto più alti. Il governo finanzia solo dispensari e non ospedali di medicina Ayurvedica e questo fatto rischia di ridurre il grande potenziale di questa medicina nell'ambito olistico e preventivo. Un altro grave problema sta nel fatto che nelle università agli studenti non viene spiegata l'importanza della Salute di base, i giovani medici non sono interessati a operare per la salute per tutti, non sono interessati a lavorare nelle aree rurali, non hanno ideali.
La Dr.ssa K.S. Jayashre (Ayurveda Medical College, Bangalore) puntualizza l'importanza dell'Ayurveda per la prevenzione, nell'universo abbiamo a disposizione tutto il necessario per curarci, basta saperne far uso. L'uso dei rimedi casalinghi andrebbe diffuso nel corso di seminari. In particolare è importante attivare progetti di giardini di piante utili nelle case, per la salute di base. I College dovrebbero farsi carico di questo compito così importante. I programmi nazionali dovrebbero dare maggiore importanza all'Ayurveda, finanziando attività di ricerca e documentazione. Il Dr S.S. Khalid (Unani Medical College, Bangalore) descrive la storia e le peculiarità della Medicina Unani, di origine greca, introdotta in India con l'invasione islamica. Il Dr. A.L. Patil (Homeopathy Medical College, Bangalore) parla dell'importanza della Medicina omeopatica.
Il Dr. Rakhal Gaitonde (CHC) parla della sua esperienza nelle aree rurali e deplora l'erosione della conoscenza tradizionale. Le stesse comunità non hanno più una loro fisionomia precisa. In molti villaggi non ci sono più nemmeno i medici tradizionali. I giovani non credono più alle tradizioni e gli anziani si sentono frustrati. Le donne in particolare risentono di questa difficile situazione, non usano più le erbe, non hanno più nemmeno il diritto a questa antica pratica che era loro privilegio. Conclude dicendo che per ogni cultura che scompare diminuisce la possibilità di vita nel mondo.
Il Dr. Ravi Narayana (PHM) riassume i temi trattati nel corso dei vari interventi. . La salute per tutti non deve essere uno slogan, deve diventare realtà, per questo occorre collaborare, avere un approccio pratico. Dobbiamo essere in grado di superare i contrasti tra i vari sistemi di medicina. Nell'anno 2000 l'OMS aveva fissato la data in cui raggiungere il grande ideale della salute per tutti. Invece si è accentuato progressivamente il processo della privatizzazione della medicina e il livello della povertà è aumentato nel mondo. Il contrasto esistente fra i sistemi di medicina è legato alle esigenze di espansione del mercato dei farmaci davanti a cui scompare il principio di base comune a tutti i sistemi di medicina: aiutare la gente a curarsi. In questo convegno si sono confrontati professionisti appartenenti al settore accademico e al settore delle organizzazioni non governative provenienti da diversi Paesi. Tutti hanno concordato sul grave rischio di perdita della biodiversità, sul rischio di estinzione sia delle piante medicinali che della conoscenza tradizionale ad esse legata. E' stato anche notato come il degrado ambientale e la perdita dell'alimentazione tradizionale risultano nocivi per la salute. La Medicina Tradizionale ha attualmente un ruolo importantissimo in tutti i Paesi qui rappresentati, specialmente nelle aree isolate in cui mancano completamente altri servizi sanitari.
Per questo è importante documentarne adeguatamente l'efficacia attraverso una metodologia che deve essere propria dello stesso sistema di Medicina Tradizionale. In effetti è stato evidenziato che tali sistemi di medicina tradizionali hanno loro parametri e standard di qualità e controllo che vanno usati nella ricerca e nella documentazione.
Entro febbraio verrà redatta una dichiarazione dei partecipanti come sintesi dei punti evidenziati dai vari interventi, come proposta concreta di stabilire un network che sia in grado di fare pressioni a livello locale, nazionale e internazionale rispetto ai temi evidenziati. Tale dichiarazione sarà allegata al data base del progetto, come proposta di un eventuale proseguimento dell'intervento.