"Niente su di noi, senza di noi": Amelia, quando la disabilità è un limite solo per chi la giudica

"Niente su di noi, senza di noi": Amelia, quando la disabilità è un limite solo per chi la giudica

Amelia e il progetto "Niente su di noi, senza di noi": quando la disabilità è un limite solo per chi la giudica

Intervista a cura di Samito Zunguza

 

Ciao, come ti chiami e quanti anni hai?
Mi chiamo Amélia Jorge Pascoal Guiambe e ho 12 anni.

Com’è composta la tua famiglia?
In famiglia siamo in 5, mio padre, mia madre e i miei 2 fratelli.

Che scuola frequenti e cosa ti piace fare durante l’intervallo?
Frequento la terza media presso la scuola Herois Mocambicanos a Maputo. Durante la ricreazione sto in classe perché ho paura di cadere, anche perché la scuola non è accessibile agli studenti con disabilità. Per fortuna i miei compagni mi aiutano e vanno a comprare per me la merenda.

Cosa ti piace fare invece nel tempo libero quando non sei a scuola?
Mi piace molto giocare con le mie amiche.

Cosa vorresti fare da grande?
Da grande vorrei fare la dottoressa e mi impegnerò tanto per diventarlo!

Ci racconti la storia della tua disabilità?
Sono nata con questa disabilità ai piedi e al bacino. È stato necessario un intervento chirurgico. Ho iniziato a camminare a 5 anni, solo dopo la fisioterapia presso l’Ospedale Jose Macamo.

Che rapporto hai con la tua famiglia?
Ho un rapporto normale, come quello di tutti gli altri bambini, con disabilità o senza disabilità.

Quali attività hai seguito nel progetto pilota AIFO-Unicef?
Ho imparato varie cose, specialmente i diritti delle persone con disabilità. Poi ho approfondito la preparazione di programmi per la radio e in particolare l’approfondimento dei contenuti. Grazie al progetto ho capito che una persona non è disabile perché ha problemi fisici, ma perché è considerata disabile.

(Tratta dallo speciale Mozambico  #2Minutes)

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