Antonio con AIFO ha cambiato la vita degli altri

Antonio con AIFO ha cambiato la vita degli altri

Antonio Gavumende è un ex malato di lebbra, dell'Associazione mozambicana delle persone affette da lebbra (AMPAL), partner nel Programma di controllo della lebbra che AIFO conduce in Mozambico. Antonio, che oggi ha 57 anni, è originario del Distretto di Vanduzi, nella provincia di Manìca nel centro occidentale del paese. In occasione della sua venuta in Italia, dove ha partecipato anche alla nostra Assemblea nel novembre scorso, lo abbiamo intervistato.

Quando ti sei ammalato di lebbra e come è avvenuta la tua guarigione?
Ero bambino, ma non ricordo nulla, è stata mia mamma a raccontarmi che, quando si era accorta che avevo qualcosa alle mani, mi aveva portato da un curandeiro (guaritore tradizionale). Intanto la malattia andava avanti, è stato solo a scuola che i maestri si sono accorti che peggioravo e così sono stato portato in un ospedale. Qui hanno capito che avevo la lebbra, e sono stato curato. Sono guarito ma le dita delle mani erano ormai state “mangiate” dalla malattia.

Che cosa hai fatto dopo la scuola?
Le persone non volevano darmi lavoro per via delle deformazioni alle mani. Posso dire di aver subito discriminazioni, fino a quando sono andato a lavorare nella fattoria di un privato. Poi nel 1982, per via della guerra, sono andato in Zimbabwe a lavorare in una fattoria, mi occupavo dell’allevamento di galline. Quando ho potuto sono ritornato in Mozambico, e nel 1987 sono andato a lavorare in un’impresa di costruzioni stradali, per 6 anni. Poi sono rimasto di nuovo senza lavoro, mi mantenevo lavorando il terreno della mia famiglia.

Ma non hai avuto più problemi come ex malato di lebbra?
Le discriminazioni sono continuate, tradizionalmente ad un malato di lebbra veniva costruita una capanna e aiutato a vivere, ma lontano dagli altri. Ho avuto difficoltà a trovare una moglie. Le donne mi dicevano che non ero capace di mantenere una famiglia. Una volta mio fratello maggiore, siamo in 11 in famiglia tra fratelli e sorelle, mi ha presentato una donna divorziata che aveva dei figli. Ci siamo conosciuti, ma questa donna aveva dei dubbi. Allora mio fratello le ha detto: prova! L’esperimento è andato bene – il suo volto si allarga in un grande sorriso – ho fatto 7 figli con lei e tutti e 7 sono andati a scuola. Lo dice con grande orgoglio. i suoi occhi brillano, e si velano appena quando aggiunge: mia moglie è morta nel marzo scorso di tubercolosi.

Come sei venuto in contatto con AIFO?
Un attivista dell’AMPAL è venuto a trovarmi a casa e ha capito le mie difficoltà. Mi ha proposto di entrare in un gruppo di auto aiuto, dove c’erano altre persone che avevano avuto la lebbra. Attraverso di lui ho conosciuto AIFO. All’inizio eravamo sei persone, e a me piaceva molto lavorare insieme, per coltivare l’orto e per allevare piccoli animali. Dopo alcuni anni mi hanno scelto come presidente, e sono entrato in contatto con altri gruppi.



Che cosa rappresenta per te AIFO?
È stata una buona cosa perché è cambiata la mia vita. Attraverso AIFO ho avuto degli strumenti per lavorare la terra e delle capre. Perché la capra è ricchezza. Quando morirò lascerò questa ricchezza ai miei figli. Ecco perché AIFO è stata importante AIFO conduce con continuità dall’indipendenza del paese il Programma di controllo e prevenzione della lebbra. È concentrato nelle provincie di Manica e Nampula, nel quadro del Piano nazionale, in accordo col Ministero della salute. Negli ultimi anni si è registrato un aumento dei nuovi casi diagnosticati che, più che una recrudescenza della malattia, indica una migliore attività di controllo. per me, ma anche per il nostro gruppo. È stato importante vedere la sede AIFO a Bologna e incontrare altre esperienze in Italia. Ho trovato nuove idee. Mi hanno fatto vedere strumenti che aiutano persone come me a tenere una penna, un cucchiaio. Li adatterò con quello che posso trovare in Mozambico. Questo cambierà la vita a molte persone, non solo a me.

PARTECIPA ANCHE TU. DONA ORA.

Ecco alcune azioni possibili:

  • Materiale per la cura delle lesioni causate dalla lebbra 50€
  • Bicicletta per un attivista dei gruppi di auto aiuto 100€
  • Macchina per cucire per corsi di taglio e cucito 300€

COME FARE LA TUA DONAZIONE

  • Conto corrente postale n. 7484 intestato ad AIFO - Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau - Via Borselli, 4-6 40135 Bologna. Per versamenti sul conto postale con bonifico, codice IBAN: IT 52 D 07601 02400 0000 00007484
  • c/c bancario BANCA POPOLARE ETICA - Filiale di Bologna, codice IBAN: IT 38 P 05018 02400 0000 1441 1441
  • carta di credito American Express, Visa, MasterCard telefonando al n. verde AIFO 800 550303
  • RID - domiciliazione su c/c bancario o banco posta - richiedendo il modulo al n. verde AIFO 800 550303
  • Donazione online direttamente sul sito AIFO: www.aifo.it/come-sostenerci/dona-online
  • Pagamento periodico bancario SEPA SDD (ex RID) richiedi il modulo al n. verde AIFO 800 550303

Le donazioni con queste modalità (non in contanti) sono fiscalmente deducibili.

 

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