Costruire fratellanza. Africa giovane e antica

Costruire fratellanza. Africa giovane e antica

COSTRUIRE FRATELLANZA
AFRICA GIOVANE E ANTICA

di Anna Maria Pisano

Care amiche, cari amici,
oggi vorrei condividere con voi qualcosa della mia  missione in Guinea Bissau nel dicembre scorso.
Uno dei Paesi più piccoli dell'Africa e anche uno dei più poveri: agli ultimi posti negli indici di sviluppo. Un Paese dove la maggior parte della popolazione è costituita da bambini e ragazzi, un Paese giovane, nonostante l'altissima mortalità infantile.
Un Paese dove Aifo è conosciuta da anni e stimata per la sua serietà e professionalità dalla gente, dalle Associazioni locali, dalle Istituzioni: insieme a loro stiamo veramente cercando di realizzare un po' più di diritti umani e di giustizia.
È difficile scegliere fra i tanti campi di azione nei quali Aifo è impegnata in Guinea Bissau. Quello più antico, storico, ci porta all'Ospedale di Cumura, situato a qualche chilometro dalla capitale Bissau, che si occupa di lebbra, tubercolosi ed ora anche di AIDS: centro di riferimento anche per le nazioni confinanti e dove ancora tanti malati arrivano già con disabilità. Un'oasi tenuta dai Padri Francescani, dove incontro gli ex malati di lebbra riuniti nella Associazione Guineense Raoul Follereau. Persone piene di dignità, che ci ringraziano sentitamente perché, con pochi soldi in prestito, stiamo dando loro la possibilità di rifarsi una vita. Il Presidente, a nome di tutti, mi offre in dono un taglio di bellissima e graditissima stoffa africana, e si scusa perché non sono riusciti a fare di più.
Abbiamo modo di toccare con mano l'importanza del microcredito: piccole cose, che sembrerebbero di poca importanza, ma che costruiscono un nuovo tessuto sociale. Permettono di combattere l'emarginazione dall'interno e su tutti i fronti con persone che ne sono state profondamente toccate in prima persona. Alcune di loro continuano ad abitare nel vicino villaggio, proprio perché questa emarginazione esiste ancora.
E poi i Progetti nella Regione di Gabù, vasta zona nord-orientale, una delle più povere della Guinea Bissau. Tante donne e bambini in festa nelle Tabanca (così si chiamano qui i villaggi), tante danze, tanti colori dell'Africa, tanti “Grazie Aifo” perché le donne sanno che stiamo lavorando per loro e con loro per diminuire l'alta mortalità da parto, perché non siano costrette a sposarsi a 12 anni, perché tutte possano accedere a un parto sicuro e gratuito, possano far valere la loro dignità.
Centinaia di Agenti di salute comunitaria, che fanno un lavoro capillare di controllo e sensibilizzazione con i capi religiosi, con i capi villaggio, con le famiglie. Abbiamo ascoltato i capi villaggio, abbiamo pregato insieme agli Imam in una rispettosa mutua collaborazione. E tanti, tanti bambini fino ai 5 anni, raggiunti in maniera capillare in un programma di prevenzione della malaria: più di 20.000 bambini che aiutiamo a crescere sani. Bisogna assolutamente riuscire a diminuire l'altissima vergognosa mortalità infantile.
E i Progetti con le Federazioni delle persone con disabilità in un Paese dove bisogna trovare anche le stampelle. E ... tante altre cose che richiederebbero  troppo spazio.

 

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