Editoriale della presidente Aifo: Lottare per costruire una civiltà migliore

Editoriale della presidente Aifo: Lottare per costruire una civiltà migliore

BISOGNA COSTRUIRE FRATELLANZA


di Anna Maria Pisano, Presidente Aifo

Non si possono nutrire dubbi sulla necessità di lottare e lavorare per questo, se solo ascoltiamo qualche telegiornale o qualche delirante dichiarazione, che ormai va per la maggiore e che è portata avanti da molti come la risoluzione dei nostri problemi.
Le “lebbre” dell’egoismo e dell’indifferenza, di cui parlava Raoul Follereau, sembrano davvero quelle più difficili da curare e quelle(ahimè) che attecchiscono più facilmente nel cuore dell’uomo.
Difendersi e aver paura di tutto e di tutti, non guardare all’altro come a un compagno di strada, una possibile risorsa, un fratello (un Fratello che magari è nel bisogno, come per fortuna non è capitato a noi), ma come a qualcuno da cui guardarsi e difendersi.
Creare un mondo di diffidenza, di muri e filo spinato, non di ponti e di dialogo.
Creare una società che dà priorità alle armi, non agli aratri, una società dove si guarda all’interesse immediato e all’apparenza, ma non alle cause, alla sostanza, al cuore dei problemi.
“Fate Politica, ma Politica con la ”A” maiuscola”, diceva Papa Francesco poco tempo fa ai Gruppi di Azione Cattolica: e ne avremmo veramente molto bisogno. Ma la vera politica, che Paolo VI definiva “la più alta forma di carità” vuol dire partecipazione, dedizione al vero bene della società, vuol dire guardare lontano. Vogliamo coltivare e tramandare ai nostri figli la cultura dei dirittiumani, del rispetto, dell’accoglienza, che siamo riusciti a raggiungere nella nostra Italia e nella nostra Europa, dopo tanti errori e tante guerre o chiuderci in una assurda paura del domani, del diverso,della crisi? Davvero la crisi di oggi ci può far rinunciare a tutte le nostre lente conquiste di secoli?                                                                                                                                                      La nostra Italia, porto di mare e crogiolo di popoli, che è stata sempre famosa per la sua fantasia e la sua possibilità di reazione è troppo vecchia e troppo “sveglia”per dare ascolto a demagogie e “falsi profeti”. Vogliamo ancora lottare per costruire una “civiltà dell’amore”, una civiltà di fratellanza, dove la dignità dell’uomo, di qualunque uomo (bianco, nero, giallo, cristiano, mussulmano,etc.) deve essere la cosa più importante.

Una civiltà che ci permetta di vivere in pace, tutti insieme, magari con uno stile di vita più frugale, su quella piccola “palla” che gira nell’universo infinito.

Quella “Madre Terra”, unica piattaforma che abbiamo (al di là dei sogni di raggiungere altri pianeti) e che dobbiamo conservare e lasciare un po’ pulita per i nostri figli, senza farla esplodere col nostro dissennato commercio e uso delle armi.

“Amarsi o scomparire”, diceva Raoul Follereau anni fa nei suoi discorsi ai giovani, e non faceva altro che ripetere con parole sue quelle fondamentali e millenarie regole evangeliche, che però lui cercava anche di vivere.  

“Ma quando comincerà davvero l’era cristiana?”

 

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