Editoriale della presidente Aifo: Signore, insegnaci…

Editoriale della presidente Aifo: Signore, insegnaci…

 

SIGNORE, INSEGNACI…

 

Care amiche, cari amici, 

congedandomi da questa pagina attraverso la quale ho avuto il piacere di discorrere con voi per vari anni (grazie per avermi sopportato con pazienza), voglio salutarvi con la preghiera che abbiamo recitato tante volte e che, secondo me, è una delle più belle di Raoul Follereau. Una preghiera universale, che mette a nudo l’egoismo e spinge alla fratellanza. Una preghiera che implica piangere e gioire con, agire e crescere con … l’altro: con quello che non ha meritato di morire di fame, di essere malato di lebbra, di essere senza lavoro, di essere emarginato, di essere solo…Una preghiera che ci fa bene ripetere anche in questo periodo estivo, mentre trascorriamo momenti di giusto e sereno relax, senza dimenticarci che non possiamo “vivere felici da soli”. Riassume la vision e la mission di Aifo, nella sua doppia veste di Associazione e Ong: diffondere le idee di fratellanza e giustizia, di pace e diritti umani e cercare di realizzare queste idee lavorando con alcuni degli ultimi, che popolano abbondantemente questa terra. Permettetemi di parlare un momento però di questi “ultimi”. Una carrozzella è ancora merce rara, troppo cara per persone con disabilità in tanti Paesi, dove è normale vedere persone che si trascinano per strada sulle ginocchia. E cecità da cataratta, che sarebbe così facile operare. E bambini con epilessia (verosimilmente a causa di parti difficili o di alte febbri non curate), che non solo non potranno andare a scuola, ma saranno cacciati e temuti da tutti. E tante persone, emarginate ed escluse, che hanno perso dignità e futuro. I nostri Progetti sono veramente validi e importanti perché riescono a cambiare le situazioni e la società dal basso, riunendo le persone e le Istituzioni nella solidarietà, facendo capire quanto si riesce a raggiungere insieme, dando una possibilità di sviluppo nella comunità e nel Paese dove ognuno si trova. Una società inclusiva, si dice ora. “Uomini come gli altri”, diceva Follereau. Anzi, Cittadini più degli altri: mi ha colpito la notizia che viene dai nostri Progetti in Liberia, in questa bella nazione ancora sotto stress dopo anni di terribile guerra civile per i diamanti e dopo tanti morti per l’ebola. Le persone con disabilità, normalmente escluse dai processi politici, hanno condotto una lunga battaglia, insieme alle loro organizzazioni, fra cui Aifo, per avere la possibilità di partecipare alle prossime votazioni: anch’essi vogliono essere partecipi della vita del loro Paese e questa volta ci saranno. 

Riusciremo a far capire alla Gente, alle Istituzioni, ai nostri amici che, se ci danno anche loro una mano, questo è il modo più sicuro di costruire la pace?

 

 

 

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