Il Festival di Ostuni per la cura del pianeta e dell'umanità

Il Festival di Ostuni per la cura del pianeta e dell'umanità

Il Festival di Ostuni, organizzato da AIFO e dalla RIDS (Rete italiana disabilità e sviluppo) e tenuto dall’8 al 14 ottobre in Puglia, ha proposto nella sua seconda edizione di rappresentare il ricco e complesso mondo della cooperazione e della solidarietà internazionale. Durante questo appuntamento gli attori di questo settore possono raccontarsi, incontrare istituzioni e cittadini, far conoscere progetti concreti. Inoltre il Festival dà diverse altre opportunità ai partecipanti:

  • allestire, per le istituzioni nazionali e internazionali  un "palcoscenico territoriale" e una rete dinamica di attori sociali attraverso i quali comunicare a un più vasto pubblico strategie e impegni operativi, a cominciare dalle azioni sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile;
  • offrire a ONG, ONLUS, Enti del Terzo Settore, la possibilità di incontrarsi per costruire e/o rafforzare alleanze, reti progettuali, rapporti di collaborazione;
  • consentire a tutti gli enti e le persone interessate  di approfondire lo stato dell'arte sulle questioni della cooperazione internazionale;
  • offrire ai giovani, ai volontari, agli studiosi, alle aziende e ai mass media  occasioni formative di alto livello e informazioni su esperienze professionali e di servizio civile  in progetti in Italia ed all'estero.

La seconda edizione del Festival nazionale della cooperazione internazionale ha fatto tappa a Ostuni, Taranto, Lecce, Brindisi, Latiano e Cisternino, grazie al patrocinio dei Comuni e della Regione Puglia e al sostegno di ben trentasei organizzazioni internazionali, nazionali, regionali e locali, le quali si sono affiancate attivamente alla RIDS, la rete italiana disabilità e sviluppo (AIFO, FISH, DPI, EducAid) promotrice della manifestazione.
Le sei giornate, la cui trama di fondo è stata l’Agenda ONU 2030 con i suoi 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, si sono articolate in affollati seminari di alto livello, che hanno raccontato esperienze concrete di cooperazione in tema di salute globale, ambiente e giustizia sociale.

Relatori prestigiosi di numerose ONG e organizzazioni (da Green Cross a Briciole, dalla RIDS ai Lions, dall’AIFO alla Caritas e alla Federazione delle Chiese Evangeliche, dall’ANPIS a Banca Etica a SUM), di Università (Bari e Foggia), di associazioni sanitarie e professionali (la FNOMCEO, l’Ordine regionale degli psicologi, la LILT, ARCAT Puglia, l’ISDE), istituzioni di ricerca (ISAC-CNR, CIHEAM), strutture territoriali (GAL Alto Salento, Parco Dune Costiere, BCC di Ostuni), esperti (dell’AICS, della Società italiana di Psichiatria Sociale, di reti psichiatriche sociali, di collettivi come FocusPuller, poeti della Bolivia e intellettuali della Turchia) e rappresentanti di istituzioni (Centro servizi globale delle Nazioni Unite, amministratori di Brindisi, Ostuni, Taranto, Lecce e Cisternino) hanno analizzato i temi del Festival e assunto impegni per il futuro del Festival e oltre il Festival.ù

Nel corso del 2° Festival della Cooperazione Internazionale, il 10 ottobre a Cisternino (Brindisi) è stata celebrata la Giornata mondiale della salute mentale. Il punto di riferimento è la legge Basaglia che ha posto fine alla pratica dei ricoveri nei manicomi, e di cui ricorrono quest’anno i quarant’anni dalla sua approvazione.

Come sottolineato da Franco Colizzi, psichiatra e direttore del Festival, l’OMS pone ormai  il rispetto dei diritti umani a fondamento della salute mentale. I dati tuttavia non sono incoraggianti: su 1.000 operatori sanitari nel mondo uno solo è addetto alla salute mentale; non stupisce dunque che il 75% della popolazione mondiale con problemi di salute mentale non riceva alcuna forma di assistenza o trattamento. Forte è soprattutto la correlazione tra salute mentale e sviluppo poiché il tasso di disturbo mentale raddoppia tra la popolazione più povera.
Vi sono certamente dei segnali positivi nel mondo, e il Festival ha dato l’opportunità di illustrarne alcune La “grande muraglia” dei manicomi in Cina sta lentamente cedendo grazie ad alcuni progetti pilota realizzati da AIFO. Esperienze si sono fatte in Serbia dove, come riferito da Paolo Serra, psichiatra, già collaboratore di Basaglia  e  consulente Caritas per i Balcani, i manicomi perdurano e la deistituzionalizzazione è solo all’inizio, o in Egitto, dove la rivoluzione non ha portato ad un progresso significativo nelle politiche di salute mentale, ma alcune esperienze sono in corso, come hanno illustrato Enrico Materia e Mariella Genchi col progetto Harmony, che mira a fornire opportunità di autonomia per le persone con disabilità attraverso l’espressione artistica.
Il territorio pugliese è ricco di iniziative. Il Centro Marco Cavallo di Latiano (Brindisi) ha contribuito a creare nella comunità pugliese delle buone pratiche pur tra mille difficoltà di mentalità ma anche di risorse e attenzione da parte delle istituzioni pubbliche. Il principio è che coloro che soffrono di disturbi mentali non siano più considerati malati o assistiti ma “cittadini” come tutti.

La giornata si è chiusa con una nota di preoccupazione ma anche di speranza e impegno. La preoccupazione è che ai “diversi” di oggi per antonomasia, i migranti, si aggiungano quelli di ieri, le persone con problemi di salute mentale. Le troppo scarse risorse, in personale e mezzi economici, messe a disposizione per attuare la legge Basaglia potrebbero alimentare una corrente di pensiero favorevole al ritorno dei manicomi per contenere i disagi. La consapevolezza è che abbiamo collettivamente una responsabilità per arginare possibili derive: “Cambiare noi, per cambiare il mondo”.

In allegato la rassegna stampa delle attività di AIFO durante il festival.

Side links