La sfiducia dei liberiani

La sfiducia dei liberiani

di Clara Di Dio (*)

Lavorando a contatto con infermieri e personale sanitario, è particolarmente tragico per noi di Aifo leggere ogni giorno notizie di infermieri liberiani (sottopagati) e altro personale sanitario che vengono contagiati perché le norme più basilari di igiene e sicurezza non sono rispettate.

Muore anche chi accudisce i familiari malati. Spesso i famigliari preferiscono tenere il malato in casa piuttosto che rivolgersi a un ospedale, poiché sanno che non rivedranno più il parente e non avranno la possibilità di seppellire il defunto con il normale rito funebre. 

Mai come prima è emersa la distanza tra popolazione e governo. Vi è una sfiducia completa nei confronti del sistema sanitario e dell’establishment politico in generale. E’ molto comune, parlando con persone liberiane, ascoltare teorie del complotto che sostengono che l’ebola sia un’invenzione del governo creata per attirare soldi dalla comunità internazionale o addirittura per esportare e vendere all’estero organi. L’episodio più drammatico a questo riguardo è quello del centro per malati di ebola assaltato in agosto da una banda di uomini armati che hanno “liberato” i pazienti malati e hanno saccheggiato il centro portando via anche materassi contaminati, nella ferma convinzione che l’ebola non esista e sia solo una montatura del governo. 

Un’altra credenza molto diffusa è quella che l’ebola sia una piaga di origine divina, una sorta di guerra spirituale per testare e rafforzare la fede dei liberiani, oppure punirli perché l’hanno persa. Come osserviamo quotidianamente per quanto riguarda la salute mentale anche in questo caso, la popolazione, specialmente rurale ma non solo, tende a rivolgersi a guaritori tradizionali piuttosto che alle strutture sanitarie: se la causa è spirituale, è nel mondo degli spiriti che vanno cercate cause e rimedi. La mancanza di informazioni e di numeri realistici, specialmente nelle prime settimane e l’assenza di una strategia di risposta chiara ha contribuito a far germogliare queste teorie del complotto o spiegazioni basate sulla superstizione.

Il fatto che due cittadini americani siano stati trasportati negli Stati Uniti e salvati attraverso un farmaco sperimentale ha alimentato speranza ma ha anche rafforzato l’idea che esista un’assistenza sanitaria di serie A (riservata a stranieri o liberiani dell’élite) e di serie B, per il resto della popolazione liberiana.
L’impatto dell’Ebola è devastante anche dal punto di vista economico. Il paese si è parzialmente paralizzato, grandi compagnie private hanno sospeso le operazioni aumentando ulteriormente la superstizione e la tensione sociale.

Personalmente non sono eccessivamente preoccupata della possibilità di un contagio, che richiede un’esposizione ai fluidi di una persona già sintomatica, quanto alla possibilità di disordini dovuti a misure radicali, quali mettere in quarantena il quartiere di West Point, un enorme slum in cui molti abitanti sono ex combattenti mai veramente reintegrati nella società.

(*) Staff Aifo in Liberia

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