Per un mondo di… toilette per tutti!

Per un mondo di… toilette per tutti!

Quando vengono raccontati gli Obiettivi dello sviluppo sostenibile ci accorgiamo che il diritto all’accesso ai servizi igienici, è un tema di cui si parla poco. Essenzialmente per motivi culturali, dato che i nostri bisogni corporali (e questo vale per quasi tutte le culture del pianeta) sono qualcosa da nascondere; sono cose che si fanno ma di cui non si parla.
Anche nell’ambito della cooperazione allo sviluppo questo tema è stato a lungo sottovalutato, eppure le cattive condizioni igieniche dei gabinetti sono i diretti responsabili della qualità della salute infantile, di quella materna e anche del buon andamento scolastico, come vedremo più avanti: tutti temi che sono stati e sono al centro degli Obiettivi di sviluppo del millennio e dei successivi Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Un problema serio
Nel 1990 se 2,7 miliardi di persone non disponevano di un accesso ai servizi igienici, nel 2012 questa situazione è migliorata solo di poco, dato che in quell’anno ancora 2,5 miliardi di persone ne erano sprovviste (un miglioramento di appena il 7% in 12 anni!). Di queste persone, circa 1,2 miliardi addirittura sono costrette a fare i bisogni all’aperto. In condizioni igieniche così precarie i primi ad ammalarsi sono i bambini e la diarrea è la diretta conseguenza di questa condizione. Nei paesi in via di sviluppo la dissenteria è la seconda causa di morte tra i bambini e si calcola che ne muoia uno ogni 20 secondi per questo motivo. Mentre per altri obiettivi si sono avuti miglioramenti significativi, per le condizioni igieniche dei bagni e delle fognature i cambiamenti non sono stati proporzionali. Il disagio colpisce sia le zone rurali, dove il progresso è sempre più lento, che i grossi agglomerati urbani. Le metropoli vengono invase da persone che lasciano le campagne e si affollano negli slum dove abitano in luoghi di fortuna e senza servizi. Il tema è così serio che è stato creato anche il WTO (World Toilet Organization), un’associazione voluta nel 2001 dall’uomo d’affari Jack Sim, nativo di Singapore. È stata anche istituita la Giornata Mondiale delle Toilette che viene festeggiata ogni 19 novembre nei 58 stati che nel mondo hanno aderito a questa associazione. Questa presa di coscienza del problema ha avuto anche un riscontro nella formulazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dove nell’obiettivo numero 6 si legge che “entro il 2030, (occorre) garantire l'accesso ai servizi igienico-sanitari e di igiene adeguato ed equo per tutti e porre fine ai bisogni all'aperto, con particolare attenzione ai bisogni delle donne e delle ragazze e quelli in situazioni vulnerabili”.

Una questione anche di genere
Quest’ultima frase va spiegata meglio. La mancanza di servizi igienici può essere trattata anche da un diverso punto di vista, non più solo sanitario, ma sociale e di sicurezza. Infatti per la mancanza di bagni le donne, che spesso riescono a fare i loro bisogni solo all’aperto di notte per evitare sguardi indiscreti, corrono il rischio di subire violenza. È quanto successo a due adolescenti indiane di 12 e 14 anni del villaggio di Katra Shahadatganj nell’Uttar Pradesh che data la mancanza di un gabinetto nella loro casa sono andate in un campo durante la notte e là sono state stuprate e uccise. In India si calcola che siano circa 300 milioni le donne che fanno i loro bisogni all’aperto, a loro rischio e pericolo dunque. Nella Repubblica Popolare del Congo la mancanza di bagni separati tra maschi e femmine costringe i genitori a non mandare le proprie figlie a scuola, perché sono avvenuti ripetuti attacchi alle ragazze proprio in quegli spazi comuni. Ecco come la mancanza di toilette può comportare problemi di sicurezza per le persone più deboli (compresi anche i minori e i disabili).

La rivoluzione in India e Cina
La mancanza di fognature uccide i bambini indiani più di ogni altra causa e si calcola che nel 2017 siano morte in India più di 600 mila persone in conseguenza dell’acqua impura per la mancanza di fognature. Metà della popolazione indiana (oltre mezzo miliardo di persone) fa i suoi bisogni all’aperto. Il tema è così sentito che Narendra Modi, durante la sua vittoriosa campagna per diventare primo ministro, aveva detto che “Prima bisognava pensare alle toilette e poi ai templi”. Pochi mesi fa ha fatto scalpore un film prodotto e interpretato da Akshay Kumar, una notissima star di Bollywood. Il film si intitola “Toilet” ed è la storia di una donna che dopo pochissimo tempo lascia il suo sposo perché nella casa in cui abita non esiste un gabinetto. Questa tema ha sollevato un coro di consensi e ha risvegliato molte coscienze anche quella della star indiana che ha affermato: “Molte persone in India ancora credono che avere il gabinetto nella casa in cui si mangia e si dorme sia sconveniente, ma questa mentalità deve cambiare”. Anche la Cina sta affrontando questo problema, nel suo tipico modo; il presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, parla espressamente della “rivoluzione della toilette” che in un certo senso si tratta di una nuova rivoluzione culturale in un paese che ha pochi bagni pubblici e nelle campagne sono scarsi anche i gabinetti nelle abitazioni. Per il presidente si tratta di migliorare la vita dei cinesi ma anche di migliorare la qualità dell’offerta turistica del suo paese. E le cose si sono mosse: la Cina ha installato e modernizzato 68 mila toilette nelle località turistiche, il 19,3% in più rispetto a quel che era stato previsto e la “rivoluzione delle toilette” si estende progressivamente dai siti turistici all’intero Paese, dalle città alle zone rurali. E per il futuro l’amministrazione nazionale del turismo della Cina si è data l’obiettivo di installare o modernizzare tra il 2018 e il 2020 ben 64 mila bagni nelle località più frequentate.

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