Un caso di Mala-informazione

Un caso di Mala-informazione

UN CASO DI MALA-INFORMAZIONE

Intervista al Dr Giovanni Gazzoli, Medico Chirurgo Specializzato in Malattie Tropicali e Project Manager del Servizio Progetti Estero di Aifo a seguito della caso di Sofia Zugo, una bambina di quattro anni morta per malaria.

1)Recentemente, a seguito del caso di Sofia, bambina di 4 anni, morta per complicanze dovute alla  malaria, molti quotidiani hanno presentato la notizia in modi senza dubbio originali legandola all’arrivo dei migranti, facciamo chiarezza Dott. Gazzoli…

Ancora oggi, spesso, il diritto di informare l’opinione pubblica si deforma e diventa disinformazione, denigrazione. Il caso di mal-aria autoctona di questi giorni (l’etimologia della parola deriva da un termine medievale italiano "mal aria", ovvero cattiva aria) è diventato un classico esempio di mala-informazione. Legandola causalmente ai migranti, ai profughi in arrivo sulle coste del nostro Paese, che sono definiti portatori di malattie letali. Un legame creato da giornalisti “criptici”, in altre parole personaggi che tendono a oscurare l’informazione, a confonderla, trasformandola in un’arma impropria, in un vero e proprio attacco al diritto di cronaca. Si sta parlando di un evento tragico e clinico le cui modalità di accadimento sono ancora sconosciute e dovranno essere appurate nei prossimi giorni dai tecnici inviati a Trento e a Brescia dal Ministero della Salute.

 

2) La Malaria non è esattamente una malattia di cui sentiamo parlare nel nostro paese, come è stato possibile per la bambina contrarre la malattia?

È dal 1997 che non si verificavano casi autoctoni in Italia e resta da chiarire come sia stato possibile che la bambina abbia contratto la malaria da “Plasmodium falciparum”, il più pericoloso dei quattro conosciuti, senza essersi spostata dall'Italia Settentrionale. La malattia si contrae perché si è punti da una zanzara, detta "vettore", che traghetta il parassita da una persona infetta a un'altra sana. Non ci sono possibilità che la malattia si trasmetta per via aerea. Nel caso della bambina, le ipotesi da valutare sono tre: l'infezione contratta in ospedale attraverso sangue infetto, la puntura di una zanzara Anopheles, vettore del parassita, arrivata in Italia in un bagaglio (“malaria da valigia” o “malaria da aeroporto”), oppure, ed è la possibilità più remota, una zanzara Anopheles italiana.

 

3) La Ministra della Salute Beatrice Lorenzin afferma che Sofia potrebbe aver contratto la malaria in ospedale, a Trento. Quindi l’ipotesi del sangue infetto è attendibile?

Come dicevo prima, la trasmissione del plasmodio attraverso sangue infetto (esempio trapianti o trasfusioni di sangue) è un’eventualità da verificare, ma è da considerarsi rara e limitata, poiché i controlli in Italia sono molto rigorosi. Inoltre, la bambina non ha fatto trasfusioni durante il ricovero e difficilmente è stato utilizzato materiale contaminato da sangue infetto.


4) Dott. Gazzoli, stiamo assistendo ad un ritorno della Malaria o si tratta di un caso isolato? Dobbiamo preoccuparci?

L’Italia è stata dichiarata “malaria free” nel 1970 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, però la zanzara anofele è ancora presente sul nostro territorio, in particolare al Centro sud, ma anche al nord dove i nostri entomologi hanno individuato delle colonie, che sicuramente non sono state importate dall’estero. Si tratta quindi di un caso tragico che colpisce per la sua eccezionalità e rarità, ma che non deve preoccuparci e non deve indurci a pensare che ci si debba proteggere dalla malaria in Italia.

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