Un futuro ai giovani con disabilità

Un futuro ai giovani con disabilità

AIFO ha da poco avviato un nuovo progetto in Mozambico per costruire Percorsi di INclusione economica di giovani con disabilità, e per questo ribattezzato semplicemente “Progetto PIN”.

È realizzato con altri partner italiani e locali ed è finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AID 11460). Come sempre nei suoi progetti, AIFO impiega soprattutto personale locale, tanto più se si tratta di percorsi partecipativi e di inclusione che vedono coinvolte persone con disabilità. Queste persone, con le loro associazioni, costituiscono il punto di riferimento di qualunque progetto AIFO si interessi di disabilità.

È così che abbiamo incontrato José Garrido Cuambe, che è diventato per AIFO uno dei punti di riferimento del progetto nella zona di Maputo. “È stato amore a prima vista” come ci ha confessato raccontandoci la sua storia. "Ricordo ancora l’estate dei miei 12 anni quando fui ricoverato per un grosso foruncolo che non se ne andava. Doveva essere un’operazione facile, ma all’ospedale di Maputo il chirurgo ha fatto un errore, ha toccato il midollo e così sono rimasto paralizzato alle gambe. Da allora è cominciata la mia vita su una sedia a rotelle. Il primo ostacolo è stato entrare a scuola, c’erano gradini da superare ma non c’erano rampe o scivoli, fortunatamente tutti i giorni trovavo qualcuno che mi aiutava. La mia è una famiglia numerosa così appena cominciate le Superiori ho dovuto smettere perché non c’erano soldi per farmi continuare. Sono stato tre anni senza studiare e questo mi dispiaceva molto.


Un giorno ho deciso che mi sarei fatto sentire. Ho cercato su un elenco del telefono la voce Presidenza della Repubblica e sono andato in una cabina a telefonare. Chi ha risposto mi ha fatto parlare della mia situazione e mi ha detto di scrivere al presidente della Repubblica per spiegare tutto quello che le avevo raccontato.
Dopo qualche settimana ho ricevuto una lettera dall’ufficio della moglie del presidente che mi diceva che avrebbe pagato la retta per completare i miei studi e che mi avrebbe fatto riparare la sedia a rotelle. Naturalmente ero felicissimo e ho ripreso subito a studiare. Però le mie difficoltà non erano finite. La mia classe era al secondo piano e ogni volta dovevo aspettare che qualche compagno mi aiutasse. Poi c’era il problema dei trasporti, a Maputo quasi tutto il trasporto pubblico è dei privati e tanti rifiutavano di farmi salire con la sedia a rotelle oppure volevano essere pagati di più.
Finito le Superiori ho cominciato a guadagnarmi da vivere aiutando i bambini nello studio. Un giorno ho conosciuto una ragazza, anche lei su una sedia a rotelle, che mi ha invitato agli incontri dell’Associazione dei giovani disabili del Mozambico (AJODEMO). Ho incontrato altre persone nella mia stessa situazione, anzi in condizioni anche peggiori, e questo mi ha fatto capire tante cose. Soprattutto ho realizzato che organizzandoci avremmo ottenuto dei risultati.
L’associazione a sua volta fa parte della Federazione che riunisce diverse associazioni di persone con disabilità, FAMOD, dove ho incontrato nuova gente. Nel 2010 ho partecipato ad un bando e sono stato assunto dalla FAMOD come responsabile della pianificazione delle attività del progetto che riguardava i malati di AIDS/HIV. Per tre anni ho ricevuto uno stipendio regolare. Mi sono sposato e siamo andati ad abitare a Magoanine, un quartiere di Maputo, e oggi abbiamo tre figli. Per mantenermi ho fatto diversi lavori, quasi sempre occupandomi di persone con disabilità.
Ho da poco iniziato a lavorare con AIFO attraverso la FAMOD che è sua partner. È stato amore a prima vista perché si rivolge a giovani con disabilità. Il progetto include la fornitura di borse di studio per le persone con disabilità a basso reddito e offerte di lavoro. Mi sono rivisto un po’ come ero io tanti anni fa, e voglio assolutamente che questi giovani abbiano un futuro migliore nel nostro paese, anche adesso che è stato così duramente colpito da un ciclone che non avevo mai visto prima.

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