Chi siamo

Chi siamo

L’AIFO - Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, fin dalla nascita, ha scelto di essere un’associazione popolare, radicata sul territorio nazionale, attenta alle tematiche dell’educazione globale per formare cittadini consapevoli col comune obiettivo di impegnarsi con gli ultimi e per i loro diritti.
Nel 2012 AIFO ha deciso, per rafforzarsi e rispondere a sfide e competizioni di questa fase, di avviare un progressivo rafforzamento e riorganizzazione dei propri coordinamenti all’estero, verso un modello progressivamente più decentrato e federato, e di portare a 13 i propri Coordinamenti Regionali in Italia.

L’AIFO è un’Organizzazione non Governativa (ONG) impegnata nel campo della Cooperazione Socio-Sanitaria Internazionale. Nel 1961, a Bologna,  un gruppo di volontari e missionari comboniani ispirati dal messaggio di amore e giustizia di Raoul Follereau, “Contro la Lebbra e Contro tutte le  Lebbre” decidono di fondare una associazione aperta a tutti, come voluto  da Follereau che scrisse: “Proclamo erede universale tutta la gioventù del mondo: di  destra, di sinistra, di centro, estremista; che mi importa! Tutta la gioventù: quella che ha ricevuto il dono della fede, quella che si comporta come se credesse, quella che pensa di non credere. C’è un solo cielo per tutto il mondo.”

Oggi AIFO aggrega come soci più di ottocento volontari, di ogni estrazione sociale, politica o religiosa. Le diversità fra i soci sono viste come una risorsa, perché li rendono capaci di comprendere e di rivolgersi a tutti gli uomini. Soci volontari sono anche i membri del Consiglio di Amministrazione ed il Presidente.
I soci identificano le linee strategiche che guidano le iniziative in Italia e nei Paesi in via di sviluppo, la cui esecuzione è affidata ad un Direttore coadiuvato da uno staff di professionisti attivo in Italia e in 19 paesi del Mondo.

AIFO crede che ad ogni persona, soprattutto se emarginata, debba essere restituita la dignità, e che le relazioni sociali debbano essere basate sull’equità. Che si debba porre al centro del processo la persona cui è rivolta l’azione, la quale diventa protagonista di tutte le decisioni che la riguardano; che sia importante avere grande conoscenza ed attenzione per il contesto storico, culturale, sociale in cui si agisce; che si debba assumere il modello partecipativo e comunitario fondato sulla valorizzazione delle risorse locali e sulla gestione decentrata delle azioni progettuali. 

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