Violenza, esclusione, isolamento: sono queste le difficoltà che una donna con disabilità deve affrontare in Mozambico. La violenza nasce anche tra le mura di casa. Spesso chi la compie è la persona che dovrebbe avere una funzione di cura. L’esclusione è vissuta nei centri di salute quando queste donne entrano in contatto con un personale sanitario che non è formato per accoglierle nel modo giusto: non si conosce la lingua dei segni, la segnaletica nelle strutture non è pensata per chi ha una disabilità visiva e la formazione su come gestire la violenza femminile e la disabilità è scarsa, se non assente. L’isolamento causato dai pregiudizi e dalle barriere — comunicative, culturali e fisiche — allontana le donne con disabilità dai servizi e dalla propria comunità: cresce la sfiducia, aumenta la solitudine e i rischi per la salute aumentano.
Creare servizi accessibili, con personale formato a riconoscere una situazione di violenza, significa che una donna con disabilità può essere ascoltata, curata e protetta, invece di restare sola.
Amélia ha 32 anni: una malattia non curata in tempo le ha fatto perdere la vista quando era bambina. Da allora, per muoversi ha sempre avuto bisogno di essere guidata da qualcuno. Suo marito, che avrebbe dovuto prendersi cura di lei, l’ha fatta vivere nella paura per anni.
Quando ha provato a chiedere aiuto in un centro di salute vicino casa, grazie ad una familiare che l’ha accompagnata, si è trovata di fronte delle barriere: non c’era la segnaletica tattile per permetterle di orientarsi in autonomia e il personale non era formato per accoglierla nel modo giusto. Non sapevano come affrontare il tema della violenza perché purtroppo la formazione su questo tema e – in maniera più specifica – su come impatta quando si ha una disabilità è scarsa, se non assente. “Sono tornata a casa”, ci ha raccontato, “senza aver ricevuto un supporto”.
Dopo questa esperienza negativa, Amélia è entrata in contatto con un altro centro in cui è stata seguita da un operatore formato a riconoscere e gestire situazioni come la sua. “Mi hanno ascoltata senza mettermi fretta”, ci ha detto. “Per la prima volta, non mi sono sentita un problema da risolvere, ma una persona”.
Ogni donazione ci permette di finanziare interventi concreti per le donne con disabilità in Mozambico: linee guida per riconoscere e rispondere alla violenza di genere, materiali di comunicazione accessibili, formazione degli operatori sanitari e miglioramento dell’accessibilità delle strutture.
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Il sostegno regolare ci permette di essere presenti ogni giorno al fianco delle donne con disabilità in Mozambico che affrontano violenza, esclusione e isolamento. Grazie a un aiuto continuativo possiamo costruire percorsi duraturi di formazione, accessibilità e protezione nel tempo.
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AIFO è presente in Mozambico dal 1974. Nel 2025, insieme a organizzazioni locali di persone con disabilità, abbiamo sviluppato linee guida per riconoscere e rispondere alla violenza di genere e materiali di comunicazione per chi non si esprime con la parola, e formato 96 operatori sanitari — di cui 8 persone con disabilità — in strutture sanitarie e centri antiviolenza a Maputo, Manica, Gaza e Cabo Delgado.
AIFO lavora al fianco delle comunità più vulnerabili per promuovere l’inclusione delle persone con disabilità, l’accesso alla salute e la lotta alla lebbra e alle malattie tropicali neglette. Il sostegno continuativo dei nostri donatori ci permette di accompagnare nel tempo percorsi di cambiamento concreti e duraturi.
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Credits: Robin
