Bologna, 15 maggio 2025 – L’8 e il 9 giugno prossimi siamo chiamati a votare per cinque referendum abrogativi. Quattro dei cinque quesiti riguardano alcune norme in materia di lavoro, il quinto riguarda l’ottenimento della cittadinanza italiana per le persone straniere, un tema che coinvolge direttamente AIFO e la sua missione. Da oltre 60 anni ci occupiamo di inclusione in Italia e nel mondo.
Una legge del 1992 prevede che una persona cittadina, di uno Stato che non fa parte dell’Unione Europea, debba risiedere legalmente almeno 10 anni in Italia per poter chiedere la cittadinanza italiana. L’obiettivo del referendum è di ridurre tale periodo a 5 anni, ripristinando la norma in vigore prima del 1992.
Il Presidente AIFO, Antonio Lissoni, dichiara: “Votando SÌ sulla scheda gialla relativa a questo referendum si dimezzerebbe il tempo necessario per poter chiedere la cittadinanza italiana e tornare alla norma precedente senza modificare gli altri criteri per ottenerla. L’allungamento dei tempi introdotto nel 1992 ha infatti lo scopo di ostacolare la possibilità di conseguire la cittadinanza italiana.”
AIFO ha fatto dell’inclusione delle persone la missione essenziale del proprio agire in Italia e nel mondo, a prescindere dallo status di queste persone ma con un’attenzione particolare a quelle più fragili da tutti i punti di vista.
Cittadinanza come strumento di diritti e dignità
Le persone migranti che vengono in Italia in cerca di lavoro e che provengono da paesi extra-europei sono il più delle volte discriminate, costrette a lavorare in situazioni di sfruttamento estremo e a vivere in condizioni non dignitose. La cittadinanza come sappiamo è il presupposto indispensabile per godere della pienezza dei diritti.
Una persona che gode dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione italiana è nelle condizioni di poter vivere una vita dignitosa e di contribuire al benessere di tutta la società. Già oggi i migranti presenti in Italia contribuiscono in maniera significativa al sistema fiscale e previdenziale, a rinnovare una società demograficamente invecchiata e non più dinamica, a prestare servizi essenziali a quella parte delle persone che non sono più, o lo sono solo parzialmente, autonome.
Per questi motivi riteniamo importante votare SÌ a questo referendum, perché l’inclusione dei migranti favorisce l’inclusione della stessa popolazione italiana.
Il rischio dell’astensionismo
Come è noto, affinché il risultato di un referendum abrogativo abbia efficacia, è indispensabile che si rechi alle urne almeno la metà più uno degli aventi diritto al voto. In questi anni abbiamo osservato con preoccupazione la disaffezione al voto e il crescere dell’astensionismo. Questo atteggiamento significa delegare a un numero sempre più ridotto di persone il potere di decidere le politiche che riguardano tutti noi, facendo venir meno uno dei presupposti della democrazia.
Crediamo che il voto sia uno strumento fondamentale della nostra stessa inclusione nel partecipare alle decisioni che ci riguardano e che hanno conseguenze decisive sulla nostra vita, il nostro lavoro e la nostra salute. Votare e votare SÌ è dunque un gesto di amore nei nostri confronti e di tutte quelle persone che vogliono condividere con noi il destino del nostro paese.
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