Il Disability Pride Month, celebrato ogni anno a luglio, è il mese in cui, in tutto il mondo, le persone con disabilità danno vita a cortei e manifestazioni per rivendicare il diritto a essere viste, valorizzate e incluse nella società così come sono, senza doversi conformare per meritare rispetto. Una ricorrenza importante, dunque, con i propri simboli e le proprie tradizioni, che però spesso non gode di adeguata visibilità.
Per lungo tempo, le persone con disabilità sono state raccontate come un problema da gestire, non come cittadini con diritti da difendere. Escluse dal lavoro, dagli spazi pubblici, dalle decisioni che riguardavano le loro stesse vite, spesso rinchiuse in istituti lontano dalla comunità. La storia è piena di racconti di questo tipo. Per fortuna, negli ultimi decenni, qualcosa ha cominciato a cambiare e le persone con disabilità hanno avuto modo di rivendicare la propria voce, i propri diritti, la propria presenza nei diversi contesti. Il Disability Pride Month, cioè il mese dell’orgoglio delle persone con disabilità, nasce proprio per contribuire a rovesciare questa narrazione e per rivendicare il diritto a essere visti, valorizzati e inclusi. E per questo è importante parlarne e celebrarlo.
Le origini del Disability Pride Month, da Boston 1990 all’istituzione ufficiale di un mese dedicato
Il Disability Pride Month affonda le radici nella storia dei diritti civili delle persone con disabilità negli Stati Uniti. Tutto parte dal 26 luglio 1990, giorno in cui il presidente George H.W. Bush firma l’Americans with Disabilities Act (ADA), la prima legge federale che vieta ogni forma di discriminazione basata sulla disabilità in ambiti come il lavoro, la scuola, i trasporti, l’accesso agli edifici pubblici e l’uso delle telecomunicazioni. Ma la prima manifestazione dell’orgoglio delle persone con disabilità arriva ancora prima della firma. Il 22 luglio 1990, a Boston, si tiene il primo Disability Pride Day, appena quattro giorni prima che l’ADA diventi legge. Da lì il percorso prosegue per gradi:
- nel 2004 Chicago organizza quella che viene considerata la prima vera Disability Pride Parade degli Stati Uniti;
- nel 2015, in occasione del 25° anniversario dell’ADA, il mese di luglio viene riconosciuto ufficialmente come Disability Pride Month;
- nel 2019, la scrittrice Ann Magill, che vive con paralisi cerebrale, crea la prima bandiera del Disability Pride, dopo un’esperienza che l’aveva fatta sentire tutto fuorché orgogliosa durante un evento per l’anniversario dell’ADA.
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La bandiera del Disability Pride: cosa significano i suoi colori
Ed è proprio quella bandiera, adottata e rivista dalla comunità, ad essere oggi uno dei simboli più riconoscibili del Disability Pride Month e del movimento che lo anima. Ma qual è il significato dei colori che lo compongono? Eccolo spiegato:
lo sfondo grigio scuro rappresenta il superamento del pietismo verso le persone con disabilità, ma anche la rabbia e il dolore per le discriminazioni subite;
- la striscia rossa rappresenta le disabilità fisiche e motorie;
- la striscia gialla rappresenta le neurodivergenze e le disabilità cognitive;
- la striscia bianca sta a simboleggiare le disabilità invisibili e non diagnosticate;
- la striscia blu indica le disabilità psichiche e sottolinea l’importanza della salute mentale;
- la striscia verde rappresenta le disabilità sensoriali, visive e uditive.
Inoltre, le strisce tagliano la bandiera in diagonale non per caso, ma rappresentano il superamento delle barriere che ogni giorno spezzano la quotidianità delle persone con disabilità.
Chi è il garante per i diritti delle persone con disabilità?
“Niente su di noi, senza di noi”, lo slogan del movimento
Oltre a una bandiera, il Disability Pride e il movimento per i diritti delle persone con disabilità hanno anche uno slogan storico: “Niente su di noi, senza di noi”. Il motto traduce sinteticamente il principio che guida il modo in cui la disabilità viene raccontata durante il Pride Month: non come una condizione da compatire, ma come una parte della diversità umana, con le persone con disabilità protagoniste attive del cambiamento nelle proprie comunità. “Il Disability Pride ci ricorda che siamo parte di un movimento”, sottolinea Enrichetta Alimena, attivista per i diritti delle persone con disabilità, formatrice e consulente inclusione di AIFO, “ci dice che non dobbiamo vergognarci e nasconderci e ci ricorda che possiamo e dobbiamo avere controllo e potere sulle nostre vite.”
L’impegno di AIFO per l’inclusione delle persone con disabilità nel mondo
Da oltre sessant’anni AIFO lavora in Italia e in numerosi paesi del mondo per garantire alle persone con disabilità l’accesso alle cure, alla riabilitazione e all’inclusione sociale. Cooperiamo con le comunità locali dei paesi più poveri per rafforzare i diritti di chi convive con una disabilità in ambito sanitario, educativo, professionale e relazionale, seguendo l’approccio dello Sviluppo Inclusivo su Base Comunitaria. Sono 800 milioni le persone con disabilità che vivono nelle aree rurali e suburbane dei paesi del Sud del mondo, spesso senza servizi, cure o possibilità di lavoro. Per loro, AIFO porta avanti attività di formazione e sensibilizzazione, promozione di servizi e tecnologie di supporto, interventi per abbattere le barriere architettoniche e culturali, creazione di gruppi di auto-aiuto e avviamento di attività generatrici di reddito. Inoltre, in qualità di ente non statale in relazione ufficiale con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, partecipiamo allo sviluppo di protocolli, metodologie di lavoro e programmi per promuovere scelte politiche e azioni nazionali e locali di inclusione sociale e tutela dei diritti delle persone con disabilità all’interno delle comunità di appartenenza.
