La ricerca emancipatoria, quando la conoscenza si fa strumento di liberazione

La ricerca emancipatoria è un approccio critico alla produzione di conoscenza che si distingue per il suo intento dichiaratamente trasformativo. Non si limita a descrivere la realtà: mira a modificarla, soprattutto quando coinvolge soggetti o gruppi che vivono situazioni di marginalità, disuguaglianza o esclusione. È una forma di ricerca sociale ed educativa che nasce da un’esigenza etica e politica: restituire voce e potere decisionale a chi ne è stato privato. Spesso affiancata a concetti come ricerca partecipativa, ricerca-azione e ricerca trasformativa, la ricerca emancipatoria condivide con questi approcci una visione della conoscenza come strumento di liberazione, e non come semplice osservazione distaccata. Il coinvolgimento attivo dei partecipanti è un elemento chiave: chi solitamente è oggetto di studio diventa co-autore del percorso di ricerca. I partecipanti non si limitano a rispondere a domande, ma contribuiscono a formularle, a scegliere gli strumenti, a interpretare i dati, a costruire soluzioni. È un processo orientato all’empowerment, alla presa di consapevolezza e all’azione. Le radici teoriche della ricerca emancipatoria si trovano nella pedagogia critica di Paulo Freire, che vede l’educazione come pratica della libertà, nella teoria critica della Scuola di Francoforte e nella tradizione della ricerca-azione partecipativa, promossa da studiosi come Kurt Lewin e Orlando Fals Borda. Tutti questi autori condividono l’idea che la ricerca debba porsi al servizio della giustizia sociale.

Sull’argomento, pubblichiamo un contributo a firma di Sunil Deepak, Consulente AIFO, dedicato alla ricerca emancipatorio sulla disabilità.

Ricerca emancipatoria sulla disabilità

Quando si usa la parola “ricerca”, pensiamo subito ai laboratori e agli scienziati che svolgono delle attività complicate, difficili da capire. Di solito queste sono le “Ricerche Scientifiche”, dove i ricercatori devono mantenere un certo distacco da quello che studiano, per arrivare alle loro conclusioni in maniera neutra. In campo sociologico, vi sono le “Ricerche Partecipatorie”, dove i ricercatori non sono distaccati da quello che studiano. Anzi, in queste ricerche, i ricercatori coinvolgono e lavorano insieme alle comunità. Le idee del pedagogista e pensatore brasiliano, Paulo Freire, hanno influenzato lo sviluppo di questa metodologia. Alla fine, nella “Ricerca Emancipatoria”, sono le comunità stesse in prima persona a svolgere la ricerca. Il concetto di questa metodologia era stato proposto nel 1990 da Mike Oliver, un ricercatore inglese ed anche un’attivista per i diritti delle persone con disabilità.

Ricerca Emancipatoria sulla Disabilità

Nella Ricerca Emancipatoria sulla Disabilità, le persone con disabilità che vivono nelle comunità locali sono selezionate e poi formate come ricercatori tramite brevi corsi di formazione. Loro diventano responsabili per condurre la ricerca e sono assistite dagli esperti in questo compito. Loro ragionano sui propri problemi che vogliono approfondire. Sono sempre loro che ragionano sulle informazioni raccolte, e ne traggono le conclusioni.

Queste ricerche sono basate sul modello sociale della disabilità, cioè si focalizzano sulle barriere percepite e riscontrate da loro in diversi ambiti della vita. I ricercatori identificano le barriere più importanti che ostacolano la loro partecipazione e poi ragionano sulle strategie per superare quelle barriere. Oltre al modello sociale, queste ricerche sono radicate nei principi della Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD).

Realizzare una ricerca emancipatoria

In teoria, la metodologia della ricerca emancipatoria può essere utilizzata con tutti i gruppi vulnerabili e marginalizzati, anche se la nostra esperienza è focalizzata soprattutto sul tema della disabilità. AIFO ha realizzato ricerche emancipatorie in diversi paesi, compresi India, Liberia, Palestina, Mongolia e Mozambico.

Per realizzare una ricerca emancipatoria è importante lavorare insieme ad un ente o una realtà che conosce la situazione delle persone con disabilità e il contesto locale, per esempio, le organizzazioni delle persone con disabilità (OPD). Per capire come si realizza una ricerca emancipatoria, qui sotto troverete informazioni relative ad una ricerca realizzata in India nel 2010.

Ricerca Emancipatoria sulla Disabilità realizzata nel distretto di Mandya nel sud dell’India

Il progetto aveva identificato e formato come ricercatori 16 persone disabili (8 donne e 8 uomini). Altre 8 persone disabili erano state formate per svolgere il ruolo di facilitatori durante le riunioni. Tra queste 24 persone, vi erano persone con diversi tipi di disabilità compreso quelle intellettuali, quelle dovute alla lebbra e quelle legate alle malattie mentali. Qualcuno di loro aveva frequentato

l’università mentre alcuni di loro erano analfabeti. Rappresentavano vari gruppi di età.

I ricercatori hanno identificato 16 temi prioritari e poi organizzato incontri residenziali di 4 giorni su ciascun tema. Su alcuni temi, sono state organizzate riunioni separate degli uomini e delle donne. Circa 350 persone con disabilità hanno partecipato alle riunioni residenziali e complessivamente la ricerca aveva coinvolto circa 3000 persone.

La ricerca ha aiutato a capire gli ostacoli principali che bloccano la partecipazione delle persone con disabilità in diversi ambiti della vita, dal mondo del lavoro alla scuola e alle attività sportive. Queste informazioni sono state utili per migliorare gli interventi in atto e per programmare nuovi interventi. Allo stesso momento, la ricerca ha aiutato nell’avvio di diverse attività di auto aiuto e advocacy da parte delle loro organizzazioni.

Per esempio, la ricerca sulle barriere legate alle attività di svago e sport, hanno fatto nascere una nuova associazione, la quale ha deciso di organizzare un evento sportivo annuale che ha coinvolto circa 300 persone con disabilità nel primo anno. Da allora questo evento, organizzato interamente dai fondi raccolti in loco, è diventato un appuntamento annuale e attualmente coinvolge circa 3000 minori e giovani con disabilità.

Conclusioni

La ricerca emancipatoria può essere un modo per raccogliere informazioni per elaborare un progetto inclusivo. Questa ricerca realizzata nei progetti già avviati, può essere uno strumento valido per capire se le attività programmate rispondono ai bisogni effettivi delle persone con disabilità.

Nei programmi comunitari, questo approccio alla ricerca può promuovere la partecipazione e inclusione dei gruppi vulnerabili, e allo stesso momento, può stimolare l’avvio di diverse attività da parte dei gruppi emarginati per contrastare la propria esclusione.

Ricerca emancipatoria può essere realizzata soltanto come un’attività inserita dentro un programma comunitario più ampio, perché richiede la piena partecipazione della comunità. Essa deve essere vista come un processo e ha i suoi tempi di realizzazione.

Dr Sunil Deepak

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