L’articolo analizza il ruolo dell’Agenda 2030 come strumento centrale per la promozione dei diritti umani, con un focus sull’inclusione delle persone con disabilità. Attraverso il principio del “non lasciare indietro nessuno”, viene raccontato anche l’impegno di AIFO nel promuovere sviluppo inclusivo, autonomia e pari dignità nei contesti più vulnerabili.
Durante tutto il corso del ‘900, il diritto internazionale ha conosciuto una crescita forte e costante, diventando lo strumento d’elezione con cui gli stati, soprattutto dopo la fine della Seconda guerra mondiale, hanno scelto di gestire i rapporti reciproci, per sottrarli alla logica del conflitto e della sopraffazione. Negli ultimi anni, però si è cominciata a registrare una preoccupante controtendenza. Fino alla cronaca recente, dominata da fatti che sembrano minare alle fondamenta l’autorevolezza del diritto internazionale. È però proprio in un momento di difficoltà come questo che serve ribadire il valore di una dimensione giuridica che superi gli egoismi nazionalistici e difenda i diritti umani. E mentre alcuni leader mondiali sembrano voler tornare a logiche di potenza e unilateralismo, bisogna riaffermare che esiste un quadro normativo internazionale che va nella direzione opposta, di cui fa parte anche l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Adottata nel 2015 da 193 paesi membri delle Nazioni Unite, questo documento rappresenta il più ambizioso tentativo della comunità internazionale di affrontare insieme le grandi sfide globali, dalla povertà alla crisi climatica, dall’istruzione alla salute. Tra queste battaglie, c’è anche quella per l’inclusione delle persone con disabilità.
L’impianto complessivo dell’Agenda 2030: 5 pilastri, 17 obiettivi, 169 traguardi
L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile stabilisce 17 Obiettivi (SDGs) suddivisi in 169 traguardi specifici da conseguire entro la fine del decennio. Il programma segna una discontinuità rispetto agli approcci precedenti allo sviluppo: riconosce esplicitamente l’inadeguatezza del modello attuale, evidenziandone le criticità non soltanto ambientali ma anche nelle dimensioni economica e sociale.
La struttura concettuale dell’Agenda si fonda su cinque pilastri interconnessi, le “5 P”:
- persone: superamento di povertà e fame, promozione di dignità e parità;
- pianeta: salvaguardia delle risorse naturali e contrasto ai cambiamenti climatici;
- prosperità: costruzione di condizioni di benessere compatibili con l’equilibrio naturale;
- pace: sviluppo di comunità giuste, pacifiche e inclusive;
- partnership: realizzazione degli obiettivi attraverso alleanze globali solide.
L’interdipendenza tra questi elementi costituisce un assunto centrale: la sostenibilità richiede simultaneamente equità sociale, equilibrio ecologico e rispetto dei diritti umani fondamentali. Eppure, a più di metà strada dalla scadenza fissata, i progressi si rivelano largamente insufficienti. L’ultimo monitoraggio ONU indica che appena il 35% degli obiettivi procede adeguatamente, mentre quasi metà degli indicatori mostra avanzamenti inadeguati e il 18% registra arretramenti. La povertà estrema affligge ancora oltre 800 milioni di individui, mentre più di 120 milioni hanno dovuto lasciare forzatamente le proprie abitazioni. Questi numeri evidenziano la necessità impellente di rilanciare la volontà politica e consolidare la collaborazione tra nazioni, proprio mentre quest’ultima appare particolarmente vulnerabile.
L’inclusione delle persone con disabilità nell’Agenda 2030
La questione della disabilità permea trasversalmente l’intera architettura dell’Agenda 2030, con riferimenti espliciti in almeno sette obiettivi diversi:
- Goal 4 – Istruzione di qualità (target 4.5 e 4.a): pone l’accento sull’eliminazione delle disparità nell’accesso all’educazione e sulla necessità di creare ambienti di apprendimento inclusivi, sicuri e accessibili;
- Goal 8 – Lavoro dignitoso e crescita economica (target 8.5): richiama esplicitamente la necessità di garantire occupazione piena e produttiva e parità di remunerazione per le persone con disabilità, riconoscendo il diritto al lavoro come strumento fondamentale di emancipazione e partecipazione sociale;
- Goal 10 – Ridurre le disuguaglianze (target 10.2): individua la disabilità tra i fattori di discriminazione da superare per promuovere l’inclusione sociale, economica e politica universale;
- Goal 11 – Città e comunità sostenibili (target 11.7): stabilisce l’imperativo di fornire accesso universale a spazi pubblici sicuri e accessibili, con particolare attenzione alle persone con disabilità.
Oltre a questi riferimenti diretti, il principio ” non lasciare indietro nessuno”, che costituisce il fondamento etico dell’intera Agenda, implica necessariamente l’inclusione delle persone con disabilità in tutti gli ambiti dello sviluppo sostenibile: dalla salute (Goal 3) alla parità di genere (Goal 5, considerando la doppia discriminazione delle donne con disabilità), dalle infrastrutture (Goal 9) alla pace e giustizia (Goal 16). Questa impostazione riflette un cambio di paradigma rispetto agli Obiettivi del Millennio (2000-2015), che non menzionavano affatto la disabilità, segnando il riconoscimento che lo sviluppo sostenibile non può realizzarsi senza garantire pari opportunità e piena partecipazione a oltre un miliardo di persone con disabilità nel mondo. Un’impostazione in cui anche noi di AIFO ci ritroviamo.
L’intersezionalità e le discriminazioni multiple
L’azione di AIFO per l’inclusione nel quadro dell’Agenda 2030
In tutti i paesi in cui interveniamo, rivolgiamo prioritariamente la nostra azione alle persone con disabilità che abitano le zone rurali e periurbane, una popolazione spesso invisibile che affronta quotidianamente condizioni di estrema vulnerabilità: esclusa dall’accesso ai servizi essenziali, alle cure sanitarie, alle opportunità lavorative e alla partecipazione alla vita comunitaria. Il nostro obiettivo è restituire dignità e protagonismo alle loro esistenze e alla collettività cui appartengono. Il nostro intervento abbraccia in modo integrato le diverse dimensioni dell’esistenza umana, adottando la metodologia dello Sviluppo Inclusivo su Base Comunitaria (SIBC). Questa prospettiva ci consente di realizzare interventi ad alto impatto e durevoli nel tempo, che collocano al centro le persone con disabilità e i loro nuclei familiari, garantendo loro prospettive concrete di benessere, autonomia e pari dignità.
Fondiamo la nostra strategia sulla costruzione di reti collaborative solide, coinvolgendo organismi internazionali, autorità governative a ogni livello e organizzazioni della società civile. In virtù del nostro status di ente non statale in relazione ufficiale con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, contribuiamo attivamente all’elaborazione di protocolli operativi, metodologie di intervento e programmi finalizzati a orientare le scelte politiche e le pratiche nazionali e locali verso l’inclusione sociale e la tutela dei diritti delle persone più fragili.
Articoliamo le nostre iniziative per promuovere il protagonismo delle fasce più vulnerabili su molteplici fronti: formazione e sensibilizzazione comunitaria sull’inclusione, facilitazione dell’accesso a servizi e ausili tecnici, indagini territoriali e monitoraggio partecipativo, attuazione di interventi per l’eliminazione di ostacoli architettonici e pregiudizi culturali, animazione di gruppi di mutuo sostegno, orientamento al lavoro, creazione di opportunità economiche sostenibili.
Il nostro orizzonte è duplice. Da un lato, assicurare alle persone con disabilità percorsi educativi e formativi di qualità, inserimento lavorativo e rafforzamento delle capacità individuali, Dall’altro, promuovere la piena realizzazione dei loro diritti attraverso processi trasformativi che rendano le società più eque e accoglienti, superando barriere materiali e mentali affinché ciascuno possa esprimere pienamente le proprie potenzialità e godere di uguali possibilità.
Scopri di più sul nostro impegno per l’inclusione
Fonti:
https://www.agenziacoesione.gov.it/comunicazione/agenda-2030-per-lo-sviluppo-sostenibile/
