Amici di Follereau: rinnovarsi nella continuità

La nostra rivista apre l’anno con una nuova fase di rinnovamento. Cambia il layout grafico, pensato per essere ancora più chiaro, essenziale e leggibile, ma soprattutto cambia la redazione. Un gruppo di donne professioniste, con competenze e sensibilità diverse, e una nuova Direttrice editoriale Lucia Bellaspigagiornalista di Avvenire. Una scelta che rafforza la qualità dei contenuti, lo sguardo attento e competente con cui continueremo a raccontare la realtà, fedeli ai valori della nostra organizzazione. Siamo riconoscenti al lavoro svolto dal precedente Caporedattore, il giornalista Luciano Ardesi, che con passione e competenza ha saputo guidare la redazione della rivista per oltre 14 anni.

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La nuova redazione

Fanno parte della redazione Enrichetta Alimena – attivista ed esperta per i Diritti delle Persone con Disabilità; Laura Pasotti – giornalista esperta in temi sociali; Federica Donà – Coordinatrice dell’Ufficio Comunicazione e Raccolta Fondi di AIFO.

“Le vere lebbre le abbiamo in casa” – L’editoriale di presentazione

I colti (e gli anglofili) lo chiamano “sliding door”, evento apparentemente casuale, che però conduce a destini imprevisti. In pratica, riavvolgendo il nastro della vita, ci si accorge che qualcosa non sarebbe accaduto se molto tempo prima non fosse accaduto qualcos’altro, cui non avevamo dato importanza. Senza voler esagerare, è così che assaporo il mio ingresso in Amici di Follereau, chiamata da questo numero a dirigere la rivista.

L’incontro – cioè il bivio della “sliding door” – è avvenuto molti anni fa, quando ero inviata di Avvenire e fui attratta dal tema della lebbra, che mi appariva a metà tra il biblico e l’esotico. Dalle pagine di Follereau scoprivo invece un mondo sommerso che mi spalancava scenari stupefacenti: come, la lebbra esisteva ancora! E addirittura restava una piaga planetaria, causa anacronistica di isolamento e stigma, proprio come in antiche immagini letterarie o cinematografiche (“Ben-Hur”). Per di più dalla lebbra si guariva, non era affatto il mostro deformante contro il quale non avevamo armi, il che rendeva ancora più incredibile la situazione… Mi vergogno, oggi, a confessare la mia sorpresa un po’ naïf di quegli anni, ma mi consola sapere che persino il nostro Follereau aveva scoperto improvvisamente – da giornalista come me e con altrettanta meraviglia – il mondo crudele di Hansen, che ha un nome da favola ma è una tragedia lunga millenni… “Emersero dalla foresta alcuni visi spauriti, poi corpi famelici.

Gridai loro di avvicinarsi. Al contrario, fuggirono. Ho detto alla guida: chi sono questi uomini? Lebbrosi, mi ha risposto. E perché stanno là? Perché sono lebbrosi. Ma starebbero meglio al villaggio, cos’hanno fatto per esserne esclusi? Sono lebbrosi, rispose cocciuto”. La “sliding door” di Follereau quel giorno del 1936 fu l’auto in panne mentre viaggiava in Africa. Scopriva, e io decenni dopo grazie a lui, che a uccidere non era il batterio ma il rifiuto dei sani. E che le vere lebbre (indifferenza, sfruttamento, prevaricazione) le abbiamo in casa.

Il resto a voi, lettori di Amici di Follereau, è cosa nota. La lebbra diventa solo un punto di partenza per capire che il “nostro prossimo” è ogni essere umano e prendersene cura non è lodevole elargizione, è preciso dovere. Le pagine illuminanti di Follereau, i suoi incontri con le masse di giovani, le lettere inviate ai signori delle guerre, le “folli” idee per impedire ai responsabili delle ingiustizie di dormire sonni tranquilli, ne fanno un profeta di sconcertante attualità. E allora il peggior servizio sarebbe di farne noi un’icona amarcord, un santino da portafoglio, anziché proseguire sulla sua strada con la stessa determinazione. Luciano Ardesi, fino ad oggi caporedattore di Amici di Follereau, sociologo ed esperto di cooperazione internazionale, da queste pagine ha tenuto dritta la barra del timone nel denunciare ingiustizie e sensibilizzare alla solidarietà, testimoniando che cura ed inclusione sono l’unico vero antidoto ai conflitti: la pace non si ottiene preparandosi alla guerra, come dicevano i Romani, ma prevenendone le cause. Il mio grazie sincero va quindi ad Ardesi, della cui collaborazione questa testata non potrà fare a meno, alla direttrice di AIFO, Daniela Tavanti, e al presidente Antonio Lissoni, che hanno creduto in me, al direttore responsabile padre Giulio Albanese, alla redazione tutta. Parto per la nuova avventura, sapendomi in ottime mani.

Editoriale n.1-2026 di Lucia Bellaspiga, Direttrice editoriale di Amici di Follereau

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