Guinea Bissau: il contesto, le persone e l’impegno di AIFO nelle crisi
Intervista alla Coordinatrice Paese AIFO, Martina Sottocorona
Qual è la situazione dopo le elezioni?
Verso la fine di novembre 2025, proprio quando in Guinea-Bissau si attendevano i risultati di una tornata elettorale cruciale – che avrebbe dovuto comprendere sia le presidenziali sia le legislative – il quadro politico è precipitato. Un gruppo di ufficiali dell’esercito, autodefinitosi Alto Comando Militare per il Ripristino della Sicurezza Nazionale e dell’Ordine Pubblico, ha annunciato di aver preso il controllo dello Stato, sospendendo il processo elettorale e dichiarando di aver assunto il potere con effetto immediato. Nel caos di quei momenti, Umaro Sissoco Embaló, che era in corsa per la rielezione, ha dichiarato di essere stato arrestato dai militari nel suo ufficio, segnando l’inizio di una crisi istituzionale senza precedenti per il paese.
I militari non si sono limitati a prendere il potere: hanno chiuso le frontiere, imposto un coprifuoco e sospeso l’attività dell’organo elettorale, interrompendo la divulgazione dei risultati elettorali e facendo precipitare la Guinea-Bissau in una situazione di forte insicurezza politica. Il giorno successivo al colpo di stato, un governo di transizione è stato insediato sotto la guida del generale Horta Inta-A, che si è autoproclamato presidente ad interim, con il compito di guidare il paese per un periodo definito in attesa di “normalizzazione”.
All’inizio del gennaio 2026, la Guinea-Bissau si ritrova ancora senza un governo civile eletto. La giunta militare continua a esercitare il controllo delle principali istituzioni, il processo elettorale resta sospeso e non sono stati resi pubblici risultati definitivi. Le autorità transizionali hanno presentato documenti che delineano un quadro istituzionale per la transizione, come una Carta di transizione e un Consiglio Nazionale di Transizione, ma queste iniziative non sono state riconosciute come valide dalle principali organizzazioni regionali e internazionali.
In questo contesto già fragile, il rispetto dei diritti umani – già messo a dura prova prima del colpo di stato – è peggiorato ulteriormente.
Qual è la situazione della popolazione e dei gruppi più vulnerabili?
La situazione della popolazione in Guinea-Bissau, oggi, è segnata da un forte senso di precarietà. Dopo il colpo di Stato e la sospensione del processo elettorale, molte persone vivono in uno stato di attesa e di paura diffusa. Nelle città, e in particolare a Bissau, la presenza dei militari e l’incertezza politica hanno ridotto la vita pubblica: la gente esce meno, evita le manifestazioni e parla con cautela, anche nei contesti informali. A questo clima si sommano problemi economici strutturali che la crisi ha ulteriormente aggravato, rendendo più difficile far fronte ai bisogni quotidiani.
Quali attività stiamo svolgendo nel paese?
Nel paese stiamo portando avanti da anni diverse attività a carattere umanitario e di sviluppo, con un’attenzione particolare alla salute, all’inclusione sociale e al sostegno alle comunità più vulnerabili. Tra i progetti principali ci sono il supporto alla maternità, i programmi di microcredito rivolti soprattutto alle donne e alle famiglie più fragili, e la preparazione di future campagne di chirurgia per il piede torto, pensate per migliorare in modo concreto la qualità di vita di bambini e giovani.
Tuttavia, dopo il colpo di Stato, il contesto operativo è cambiato in modo significativo. Una parte delle nostre attività avevamo dovuto rallentarla a causa della situazione politica e delle nuove restrizioni.
Quale sarà l’impegno di AIFO nel paese nel prossimo anno? Quale impatto vogliamo avere sulla comunità?
Nel 2026 l’impegno di AIFO in Guinea-Bissau sarà guidato da un principio chiaro: restare accanto alle comunità, anche in un contesto complesso e instabile, adattando modalità e strumenti senza rinunciare agli obiettivi di fondo. La situazione politica impone prudenza, ma non riduce l’urgenza dei bisogni, soprattutto per le persone più vulnerabili.
