Iran: la guerra è il problema non la soluzione

5 marzo, AIFO fa uscire una nota stampa per prendere posizione su quanto accade in Medioriente in queste ore. 

La posizione di AIFO sull’attacco all’Iran

L’attacco da parte degli Stati Uniti e di Israele all’Iran, l’assassinio della sua guida suprema Ali Khameni e la risposta di Teheran coinvolgono ormai tutta l’area del Golfo. Siamo ancora una volta assistendo, con la guerra, allo scempio delle vite umane, delle relazioni internazionali, della pace. Che fare?

Come società civile non abbiamo altro strumento immediato da opporre se non la chiarezza delle parole. La guerra non è la soluzione delle tensioni che stiamo vivendo, è invece il vero, grande problema.

Scatenare una guerra nel pieno delle trattative con l’Iran è un atto scellerato. È criminale che una grave crisi, quale certamente è anche solo l’intenzione di dotarsi di un’arma nucleare e soprattutto il sostegno politico, il finanziamento e la fornitura di armi a gruppi terroristici nella regione, dallo Yemen al Libano, trovi come unico orizzonte quello del ricorso alle armi, senza che le Nazioni Unite e le altre istanze internazionali siano coinvolte.

Pensare che l’assassinio dei vertici di uno Stato porti automaticamente alla neutralizzazione di un paese o al cambiamento di sistema politico o al miracolo del restauro della democrazia è un’illusione che troppe volte è già stata smentita anche dalla storia recente, dalla guerra del Golfo (1990-91) in poi per non andare troppo indietro nel tempo. Stati falliti, emergenza umanitaria continua, violazione di tutti i principi fondamentali, instabilità cronica, violenze, autocrazie che scatenano nuovi conflitti: questi sono gli scenari che le guerre inevitabilmente ci offrono.

La guerra è un atto criminale di una leadership e di un sistema indirizzato ad altri scopi inconfessabili: la crisi politica, la perdita di consenso o il timore di perderlo completamente, il tentativo di superamento di una difficoltà, l’egoismo come sola guida. Lo è per gli Stati Uniti, per Israele e per l’Iran.

Anche questa volta nulla, ma proprio nulla giustifica la guerra, la minaccia come sola guida, la volontà di escludere qualunque forma di soluzione pacifica. Il sistema internazionale si è dato gli strumenti per superare le crisi, basta la volontà politica di attuarli. Ignorare, denigrare questi strumenti dopo averli messi in condizione di non operare, anche questo è un atteggiamento scellerato.

Questo ennesimo scenario di guerra ci rafforza però nella convinzione di continuare sulla strada scelta della pace e della nonviolenza, della cooperazione tra i popoli, della giustizia, anche sociale. Un cammino certo lungo, non abbiamo la possibilità di disinnescare le armi, ma abbiamo il potere di togliere ogni legittimità, ogni credibilità, ogni appoggio a chi usa la guerra. Come cittadine e cittadini italiani ed europei abbiamo il dovere di compiere scelte consapevoli e responsabili. Come Ong di cooperazione sociosanitaria internazionale continuiamo il nostro lavoro con le vittime, con le persone escluse per offrire cura e inclusione che diano loro dignità, giustizia e pace.

 

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