Da 35 anni AIFO è presente nel Paese di Gengis Khan dalle mille contraddizioni. I progetti per le persone con disabilità e il “miracolo” delle capre da cashmere. L’articolo di Paolo Lambruschi, giornalista di Avvenire inviato in Mongolia con AIFO ci racconta delle attività nel paese.
Spazi immensi come il cielo sopra di noi, dove le nuvole corrono sempre veloci.
Sotto, steppe disabitate per il clima estremo, pianure selvagge con lunghi inverni glaciali e brevi estati torride, fino al deserto del Gobi e alle montagne. La Mongolia è oggi il Paese più spopolato al mondo. Stretta tra Russia e Cina, guarda alle tigri asiatiche come Corea e India e all’Europa, in cerca di una nuova identità. Ormai 35 anni fa, quando crollò l’Unione Sovietica di cui la Mongolia era stata un satellite e l’economia precipitò, AIFO scelse di lavorare sul lungo periodo a fianco degli ultimi di questa società: le persone con disabilità. Il 3% dei tre milioni di cittadini mongoli ha una forma di disabilità e, per mancanza di prevenzione, cure e per lo stigma, le barriere da abbattere restano molte. Inoltre, le fasce più povere hanno scarse possibilità di accesso alle strutture sanitarie.
Dai grattacieli della caotica capitale Ulaanbaatar, dove vive metà della popolazione nazionale, alla sua periferia, dove si rifugiano i pastori inurbati cui i mutamenti climatici uccidono le greggi, fino alle steppe della provincia di Hentii, dove la leggenda vuole che attorno al 1160 sia nato l’imperatore condottiero Gengis Khan, AIFO promuove diversi progetti per la riabilitazione e l’inclusione sociale delle persone con disabilità.
“Abbiamo sempre avuto un rapporto stretto con l’Oms – racconta Simona Venturoli, nuova responsabile Paese per l’associazione – e la nostra storia qui è cominciata nel 1991, quando il governo mongolo chiese all’Oms di avviare un programma in favore delle persone con disabilità. Arrivò una prima missione di tecnici AIFO, ancora oggi l’unica Ong italiana a lavorare stabilmente in Mongolia, attraverso l’Ong locale Tegsh Niigem-TN che nel 2006 ha contribuito a far nascere e crescere”.
La prima cosa che AIFO fece fu un lavoro culturale semplice
eppure, destinato a un forte impatto. In una società che si affacciava appena alla democrazia, fece tradurre in un libretto le linee guida dell’Oms sulla disabilità. L’abc per dare consapevolezza dei propri diritti a diverse persone. Una era Saranchulun Otgong, oggi prima parlamentare disabile nella storia delle istituzioni mongole. Ci riceve in Parlamento, davanti al quale troneggia il monumento a Gengis Khan, tornato eroe nazionale dopo i 70 anni di oblio imposto dal comunismo sovietico.
“Le linee guida dell’Oms mi hanno ridato speranza – ci confida – le ho lette spesso. Avevo 13 anni, stavo cavalcando in campagna quando, cadendo, mi ruppi la caviglia destra. Non andai in ospedale, mia nonna mi curava la frattura con erbe tradizionali. Ma la caviglia peggiorava e alla fine in ospedale mi fu diagnosticato un cancro alle ossa. Trascorsi l’adolescenza in un centro oncologico, dove ho affrontato l’amputazione della gamba e le chemioterapie. Dopo la guarigione, ho nascosto il mio segreto: in Mongolia la gente associava un corpo disabile a una mente disabile, quindi indossavo sempre pantaloni lunghi per coprire la protesi. Ho conseguito una laurea triennale e magistrale in servizio sociale. Poi mi sono specializzata in Israele, negli Usa e in Italia e contemporaneamente ho cominciato a correre, una passione che mi ha portato alle maratone”.
La corsa è stata davvero la svolta. Ha dato appuntamento sui social ad altre persone disabili nel parco di Ulaanbaatar, questa volta pubblicando una sua foto con la protesi e scrivendo “Vuoi correre con me?”. Un semplice post ha iniziato a cambiare il modo in cui la cultura mongola vedeva la disabilità. Saranchulun Otgong in 45 anni di vita ha creato tre Ong, è diventata madre e oggi è in Parlamento. Ma non ha mai dimenticato il libretto tradotto da AIFO, con cui intende collaborare ancora. “Abbiamo sempre lavorato per la promozione dei diritti – prosegue Simona Venturoli – e credo che uno dei risultati più importanti in Mongolia sia la ratifica nel 2009 della ‘Convenzione sui diritti delle persone con disabilità’. Questo strumento internazionale ci ha permesso di fare pressioni sul governo, così nel 2016 è stata promulgata la prima legge nazionale in favore delle persone con disabilità.
Dietro a questi successi c’è sempre stata AIFO, che ha lavorato insieme alle istituzioni e al governo dando il proprio supporto tecnico e specialistico. Questi risultati hanno lasciato un segno duraturo”. Ma dieci anni di legge non hanno ancora abbattutole barriere sociali e culturali, che non a tutti permettono l’accesso all’istruzione, ai servizi sanitari e riabilitativi, alla formazione professionale.
Il centro Rainbow
Accanto al Palazzo apostolico della capitale, dove vive il giovane vescovo missionario della piccola comunità cristiana Giorgio Marengo, creato cardinale da papa Francesco nel 2022 (che nel 2023 venne qui in visita), nel 2004 è stato aperto “Rainbow”, centro per lo sviluppo dei bambini gestito dalle suore del Cuore Immacolato di Maria. Qui le classi prevedono programmi per persone con disabilità psichiche e fisiche. Ne sono passate oltre 3.000 e solo alcune segnalate dai servizi sociali. “Più spesso – spiega la direttrice, l’indiana suor Nirmala – siamo arrivati noi alle famiglie e le abbiamo convinte a mandarci i loro figli: la scuola è gratuita ma molti non sapevano nemmeno che una persona con disabilità psichiche potesse frequentare”. I programmi prevedono l’alfabetizzazione, attività ludico-motorie, sviluppo delle abilità manuali in lavori artigianali. AIFO collaborerà con la scuola con un progetto finanziato dalla Cei, che avrà la durata di un anno e doterà 90 bambini di ausili ortopedici-medici che permetteranno loro di avere una vita più indipendente e di essere inseriti nelle scuole. Il progetto consentirà anche di fare formazione a 60 membri dello staff medico e paramedico, in particolare fisiatri e terapisti, e coinvolgerà i genitori dei bambini.
“AIFO ha adottato un approccio olistico – continua Venturoli –. In modo particolare lavoriamo per fare empowerment con le persone con disabilità perché credano in loro stesse e facciano sentire la loro voce, nessuno può parlare al posto loro. Siamo presenti con un ufficio nazionale nella capitale, ma la nostra vera forza è la collaborazione con i partner locali”. Una collaborazione che arriva fino alla remota provincia di Hentii, a 330 lunghissimi km di viaggio in auto dalla capitale sull’unica strada a due corsie, per salvare la comunità dei pastori nomadi.
In Mongolia un quarto della popolazione vive di pastorizia
In Mongolia un quarto della popolazione vive di pastorizia, ma è un numero che si sta assottigliando a causa dei mutamenti climatici che, con inverni rigidi e siccità prolungate, uccidono le greggi mettendo le famiglie sul lastrico. Le prime vittime sono le preziose capre da cashmere, comparto che sta affrontando crescenti difficoltà. Gli allevatori si spostano con le loro tende di zona in zona a seconda delle stagioni, proteggendo gli animali dalla pregiatissima lana. Da una capra mongola si possono ricavare solo 200 grammi di prezioso cashmere l’anno. Attualmente il prezzo del filato varia trai 160 e i 170 euro al chilo e, con il 40% del mercato globale, la Mongolia è il secondo produttore al mondo di cashmere (mentre l’Italia è il principale importatore di cashmere non trattato). Le perdite costringono le persone impoverite a inurbarsi e spesso a finire in spirali di emarginazione che sfociano nell’alcolismo. Le tende tradizionali a forma conica, le “ger”, spesso celano abusi e diventano prigioni per le persone disabili, la cui condizione è vissuta come una vergogna.
AIFO nel 2008 ha deciso di stare con i nomadi. Ha individuato nella provincia di Hentii diverse famiglie con membri con disabilità e le ha supportate fino al 2015 attraverso un progetto innovativo, una sorta di “fondo rotativo di capre”: invece che dare soldi come microcredito, difficilmente utilizzabili, ha consegnato alle famiglie (selezionate dai servizi sociali provinciali) capi di bestiame, che dopo due anni dovevano essere restituiti ad AIFO, per poi essere attribuiti a rotazione ad altre persone. In questo modo 2.300 famiglie con 600 componenti disabili hanno ottenuto 20 capre ciascuna e alla fine dei due anni le hanno restituite, tenendo per sé tutti i cuccioli nati. Con fatica, in un sabato sera autunnale, abbiamo trovato il “ger” della famiglia di Aiunbaatar Purev nella prateria.
Siamo arrivati in tempo, ancora pochi giorni e si sarebbero spostati e divisi: i tre figli in un convitto scolastico, i genitori nel “ger” invernale, che resiste alle temperature impossibili dei venti siberiani, accanto al quale la mandria avrebbe atteso il disgelo. “Ci hanno consegnato le capre nel 2008 – spiega il capofamiglia Altantsoji, cognato di una persona con disabilità intellettiva – e le abbiamo restituite già dopo un anno. Oggi dopo 17 anni abbiamo 2.000 capi, compresi mucche, cavalli, pecore e capre acquistati grazie al cashmere”.
Stare accanto a queste popolazioni e restituire dignità a chi ha una disabilità è uno dei progetti che AIFO punta a rilanciare in Mongolia. Progetti nomadi, appunto, per seguire uno stile di vita antico come questa terra.
Box di approfondimento sul progetto per l’empowerment delle OSC
Attraverso il progetto “OSC in azione: migliorare l’efficacia della risposta alle violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone con disabilità”, Co-finanziato dall’Unione Europea, AIFO accompagna da anni anche i processi di empowerment delle comunità locali e rafforzamento delle organizzazioni di persone con disabilità. Il progetto mira a costruire una nuova consapevolezza e sensibilità riguardo la disabilità in Mongolia, agendo su informazione, divulgazione e formazione. L’attività principale del progetto è contribuire alla creazione di un sistema di Monitoraggio, gestito da OSC e OPD e istituzioni governative, per vigilare, prevenire e rispondere alle violazioni dei diritti umani in Mongolia.
