Il nuovo anno è iniziato come è terminato quello precedente: la negazione del diritto internazionale e dei diritti umani. L’attacco militare degli Stati Uniti al Venezuela e il sequestro del suo presidente costituiscono una chiara violazione della legalità internazionale. Ancora più grave appare il fatto che a compiere questo atto sia un membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Riprendiamoci la pace!
I membri delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza in particolare, se ne hanno la volontà, hanno gli strumenti per risolvere pacificamente le controversie internazionali tra Stati e ottenere il rispetto dei diritti umani da parte dei governi. A questo scopo sono state create le Nazioni Unite.
Gli Stati Uniti hanno scelto di non avvalersi dell’Onu e di usare la forza nei confronti di un altro Stato. Non è purtroppo la prima volta che ciò succede a questa amministrazione. Qualunque siano le ragioni avanzate per giustificare l’intervento, le modalità con le quali è avvenuto tolgono qualsiasi legittimità: non ci si può appellare alla violazione del diritto per rispondere alle violazioni dei diritti, qualunque esse siano. Sarebbe il venir meno del diritto stesso.
Un nuovo ordine mondiale che non ci appartiene
Ed è quello che sta accadendo in questi mesi con sistematicità e intensità mai viste finora. Nelle rivendicazioni contraddittorie avanzate dal presidente americano Donald Trump emergono ragioni che nulla hanno a che fare col diritto, quale l’accaparramento delle risorse naturali di uno Stato sovrano. Non a caso queste rivendicazioni, accompagnate da minacce di nuovi interventi militari, sono rivolte ad altri paesi, compreso uno Stato alleato – fino a prova contraria – degli Usa com’è la Danimarca, alla cui sovranità appartiene la Groenlandia.
Il presidente americano è intenzionato a costruire un nuovo ordine mondiale fondato sulla volontà del più forte. Tale “ordine” non può che attuarsi con la violenza e la guerra che significano perdita della vita di persone innocenti e della dignità per quelle sopravissute, distruzione di case e di beni, stravolgimento dei territori e dell’ambiente, semina di odi e vendette. Questo “ordine” ha già portato ad un genocidio in corso nella striscia di Gaza. Se pensiamo ad altri scenari, come l’Ucraina dopo l’invasione russa, perfino l’uso delle armi nucleari non è del tutto escluso. Il tragico “ordine” del commercio incrociato di armi continua a mettere numerosi paesi e regioni al collasso umanitario e politico.
Costruire la Civiltà dell’Amore
In nome della pace, della nonviolenza, della giustizia, delle libertà, della cura per le persone e per il creato AIFO difende “il diritto ad avere diritti” (Hannah Arendt) per costruire la “civiltà dell’amore” (Raoul Follereau) e una società inclusiva, senza discriminazioni ed esclusioni. Per questo AIFO fa appello alle persone rappresentative e responsabili delle istituzioni nazionali, europee e internazionali ad agire per la riaffermazione del diritto – internazionale e dei diritti umani – assumendo politiche di pace e giustizia, senza miopi compromessi in nome di una realpolitik solo apparente.
Questo invito coinvolge anche tutte e tutti noi. Le nostre chiare parole di pace e nonviolenza devono farsi sentire in ogni occasione e ambito per disarmare i pensieri, i discorsi, le relazioni, la politica. Vogliamo fare la nostra parte per riprenderci la pace. “Il sogno – come dice Follereau – non è mai troppo grande!”
