A cinque anni dal lancio della Strategia UE per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030, la Commissione europea ha pubblicato un bilancio di metà percorso e un pacchetto di impegni rinnovati fino al 2030. I dati più recenti raccontano progressi parziali e alcuni arretramenti. Facciamo il punto su cosa prevede la Strategia, sui suoi pilastri principali e su cosa cambia per la dimensione internazionale, il fronte più rilevante per la cooperazione allo sviluppo.
Nell’Unione europea vivono oggi circa 90 milioni di persone con una disabilità, quasi un residente su quattro tra chi ha più di 16 anni, con un’incidenza che sale vertiginosamente dopo i 65 anni. Sulla carta, hanno gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini dell’Unione. Nella pratica, il divario si misura in ogni ambito della vita. Sul lavoro, dove il divario occupazionale rispetto al resto della popolazione è di 24 punti percentuali. A scuola, dove il 44% dei giovani tra 18 e 24 anni con una disabilità grave abbandona precocemente gli studi. Nella sicurezza economica, dato che quasi tre persone con disabilità su dieci restano a rischio povertà o esclusione sociale, contro meno di due su dieci tra chi non ha disabilità. Sono numeri fotografati dalla Commissione europea, che il 6 maggio 2026 ha pubblicato un bilancio a metà percorso della Strategia UE per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030, il quadro decennale con cui, nel 2021, aveva tradotto in impegni concreti la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (UNCRPD). Il verdetto della Commissione è misurato: “sono stati fatti progressi, ma le barriere persistono in tutta l’UE”. Ad oggi, la Strategia è un documento poco conosciuto dall’opinione pubblica, spesso relegato alla ristretta cerchia degli addetti ai lavori. Meriterebbe, invece, di essere conosciuto e approfondito in modo più diffuso.
Cos’è la Strategia UE per i diritti delle persone con disabilità
Dal punto di vista tecnico, la Strategia è un documento di indirizzo politico, non vincolante in senso stretto. La Commissione Europea, che lo ha redatto, non ha infatti competenza esclusiva sulla disabilità, che resta in gran parte materia degli Stati membri, specie in ambiti come sanità, istruzione e cultura, dove l’UE svolge un ruolo di sostegno più che di comando. In questi settori, quindi, la Commissione si limita a indicare una direzione. Dove invece l’Unione ha competenza concorrente, come trasporti e mercato interno, il testo prevede interventi più diretti. Per ogni ambito trattato, la Strategia mescola tre tipi di impegno:
- azioni che la Commissione si assume direttamente, spesso con una scadenza precisa;
- iniziative faro più ambiziose con orizzonte pluriennale;
- inviti non vincolanti rivolti agli Stati membri.
Il testo si chiude con un impegno di monitoraggio che è stato effettivamente rispettato nei tempi, con la pubblicazione, nel 2021, di un quadro di indicatori e con una relazione di verifica, arrivata nel 2023. Ed è su queste basi, insieme alle osservazioni del Comitato ONU sui diritti delle persone con disabilità, che la Commissione ha poi costruito il già citato ‘aggiornamento pubblicato nel maggio 2026.
I pilastri, gli obiettivi e le azioni della Strategia per i diritti delle persone con disabilità
La Strategia 2021-2030 si articola su tre grandi aree: diritti e accessibilità, autonomia e inclusione, governance. Le aree sono poi declinate in circa trenta capitoli tematici, in totale. Ecco alcuni dei pilastri più rilevanti.
- Accessibilità. È il fattore abilitante di tutto il resto: ambienti fisici, trasporti, tecnologie digitali. L’iniziativa faro del 2021 è AccessibleEU, il centro di risorse UE lanciato nel 2022 per armonizzare le politiche di accessibilità tra Stati membri. Il documento del 2026 ne conferma il ruolo centrale fino al 2030 e apre un fronte nuovo: l’accessibilità dell’intelligenza artificiale, con linee guida sull’AI Act per evitare che i sistemi di IA discriminino le persone con disabilità, e una nuova iniziativa faro su tecnologie assistive e IA, per aiutarle a passare “dal laboratorio al mercato”.
- Libera circolazione. La tessera europea di disabilità, promessa entro fine 2023, è oggi realtà, recepita dagli Stati membri ed estesa anche ai cittadini di paesi terzi regolarmente residenti nell’UE. Il 2026 ne rilancia l’attuazione pratica, puntando su una versione digitale nel portafoglio elettronico di ogni cittadino.
- Vita indipendente e deistituzionalizzazione. È uno dei fronti dove il bilancio pesa di più: nonostante l’impegno UE a favore della deistituzionalizzazione, il numero di persone con disabilità che vivono in istituti residenziali è aumentato negli ultimi dieci anni, a 1,4 milioni. La nuova iniziativa faro, denominata Alleanza UE per la vita indipendente, punta a monitorare più da vicino il processo negli Stati membri e a costruire un’analisi costi-benefici della deistituzionalizzazione.
- Occupazione. La Strategia originale prevedeva, entro il 2022, un pacchetto per l’occupazione delle persone con disabilità. Ma il divario occupazionale, che nel 2021 era di 23,1 punti percentuali, è salito a 24 nel 2024. Il 2026 rilancia con un’attenzione nuova ai rischi legati all’intelligenza artificiale sul posto di lavoro, e con l’obiettivo di fissare target nazionali di occupazione insieme al Consiglio.
- Istruzione. L’obiettivo è rafforzare l’istruzione inclusiva a tutti i livelli, riducendo il ricorso a scuole speciali separate. Il dato più recente, che dice che il 44% dei giovani 18-24enni con disabilità grave abbandona precocemente gli studi, mostra quanto lavoro resti da fare. Il documento 2026 rilancia con un’iniziativa faro sull’apprendimento permanente inclusivo, dalla prima infanzia all’università.
- Protezione sociale. È l’ambito in cui si registra maggiore stabilità. Il rischio di povertà resta pressoché invariato (28,8% contro 17,9% nel 2024). Il 2026 promette un lavoro analitico per quantificare il costo aggiuntivo di vivere con una disabilità, un tema più volte sollevato dalle organizzazioni del settore ma finora poco misurato a livello UE.
- Azione esterna e cooperazione allo sviluppo. La Strategia impegna l’Unione a integrare la disabilità in tutta la sua azione esterna, umanitaria e di cooperazione allo sviluppo. La revisione del 2026 rafforza questo impegno, con riferimento esplicito al Global Disability Summit 2025 e con un’iniziativa faro dedicata alla ricostruzione dell’Ucraina su base inclusiva.
Accanto a questi, la Strategia tocca anche altri ambiti: partecipazione democratica, accesso alla giustizia, sanità, alloggio, cultura e sport, sicurezza e protezione dalle violenze. Ciascuno ha propri impegni e scadenze, fino a comporre un quadro che attraversa quasi ogni aspetto della vita delle persone con disabilità.
La strada per l’inclusione passa anche dalla cooperazione internazionale
AIFO lavora da anni sui temi della disabilità e dell’inclusione nell’ambito della cooperazione internazionale. Per tale motivo, riteniamo particolarmente significativo il riferimento che la Strategia per i diritti delle persone con disabilità fa all’azione esterna dell’Unione Europea come campo concreto di azione. D’altra parte, sarebbe poco lungimirante il contrario, visto che circa 1 miliardo di persone nel mondo ( il 16% della popolazione globale) vive con una forma di disabilità, e la quota è destinata a crescere per effetto dell’invecchiamento demografico e dell’aumento delle malattie non trasmissibili. Circa l’80% di queste persone, poi, vive nei paesi in via di sviluppo, dove l’accesso a servizi di base, protezione, tecnologie assistive e giustizia resta spesso residuale. E nelle crisi umanitarie, le persone con disabilità sono tra le più esposte: il loro tasso di mortalità nelle catastrofi è da due a quattro volte superiore rispetto al resto della popolazione.
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È in questo scenario che la Strategia 2021-2030 impegna l’Unione a integrare sistematicamente la disabilità in tutta la sua azione esterna: cooperazione allo sviluppo, aiuti umanitari, dialoghi politici e commerciali con i paesi terzi, politiche di allargamento e di vicinato. Gli impegni concreti includono:
- l’uso sistematico dell’indicatore sulla disabilità del Comitato di assistenza allo sviluppo (DAC) dell’OCSE, per tracciare quanto i finanziamenti UE siano effettivamente inclusivi;
- il sostegno alla ratifica della Convenzione ONU (UNCRPD) da parte di paesi terzi;
- un ruolo più attivo delle delegazioni UE nel promuovere soluzioni di accessibilità e consultazioni reali con le organizzazioni delle persone con disabilità nei paesi partner.
Il documento del 2026 conferma e rilancia questa impostazione, con alcuni sviluppi rilevanti.
- Global Disability Summit 2025. Gli impegni assunti in quella sede diventano ora un riferimento esplicito per i dialoghi politici dell’UE con i paesi terzi e per la revisione in corso del Piano d’azione UE per i diritti umani e la democrazia 2020-2027, che darà maggiore spazio alla disabilità.
- Global Gateway e ricostruzione. L’UE punta a rafforzare l’inclusione della disabilità negli investimenti infrastrutturali del programma Global Gateway, inclusi i contesti di ricostruzione post-conflitto, con l’impegno esplicito a evitare che i fondi UE alimentino l’istituzionalizzazione delle persone con disabilità, favorendo invece modelli di vita indipendente e supporto su base familiare e comunitaria.
- Ucraina. Una delle iniziative faro più concrete del 2026 riguarda proprio la ricostruzione ucraina, su base esplicitamente inclusiva. Il piano prevede un evento ad alto livello dedicato all’accessibilità nel 2027, il coinvolgimento delle organizzazioni delle persone con disabilità nei progetti del Nuovo Bauhaus europeo legati alla ricostruzione, e finanziamenti UE vincolati a criteri di accessibilità. Un impegno che riflette una realtà drammatica: la prevalenza di disabilità acquisite in Ucraina è cresciuta sensibilmente a causa della guerra di aggressione russa.
- Aiuti umanitari. Sulla base della valutazione delle linee guida operative esistenti, l’UE si impegna a rafforzare l’inclusione della disabilità in tutte le operazioni umanitarie finanziate, e a darne conto nella prossima Comunicazione sull’azione umanitaria UE in un ordine globale in mutamento.
- Allargamento UE. I paesi candidati e potenziali candidati dovranno progressivamente allineare le proprie legislazioni agli standard UE su accessibilità e non discriminazione, in linea con l’approccio “fundamentals first” della metodologia di allargamento riveduta.
Le prossime tappe dell’inclusione delle persone con disabilità nell’Unione Europea
Il percorso della Strategia non si esaurisce con l’aggiornamento del 2026. Il documento, infatti, fissa una nuova serie di scadenze che scandiranno gli anni fino al 2030. Nel breve termine, il 2027 porterà un nuovo Eurobarometro sulla discriminazione, che sarà la prima fotografia aggiornata di quanto le persone con disabilità continuino a sentirsi discriminate nella vita quotidiana. Sempre nel 2027 è attesa un’iniziativa per migliorare l’accessibilità dell’istruzione superiore, e, come detto, un evento ad alto livello dedicato all’accessibilità nell’ambito della ricostruzione in Ucraina. Nel 2028, invece, si concentreranno diversi appuntamenti chiave: un rapporto sul rafforzamento dell’istruzione inclusiva, un report sulla partecipazione delle persone con disabilità alla vita culturale e soprattutto una proposta di riforma del quadro UE di monitoraggio dell’attuazione della Convenzione ONU (UNCRPD).
Sullo sfondo restano gli obiettivi strutturali che la Commissione stessa riconosce ancora lontani:
- colmare (o almeno ridurre) il divario occupazionale, fermo a 24 punti percentuali nel 2024;
- invertire la crescita del numero di persone con disabilità che vivono in istituti residenziali, arrivate a 1,4 milioni nell’ultimo decennio nonostante l’impegno per la deistituzionalizzazione;
- garantire risultati misurabili prima della scadenza naturale della Strategia, nel 2030.
L’impegno di AIFO per l’inclusione delle persone con disabilità
Fonti
- Commissione Europea, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Un’Unione dell’uguaglianza: strategia per i diritti delle persone con disabilità 2021-2030, COM(2021) 101 final, 3 marzo 2021
- Commissione Europea, Enhancing the strategy for the rights of persons with disabilities up to 2030, COM(2026) 541 final, 6 maggio 2026
