In Tunisia, nascere con una disabilità significa spesso restare intrappolati in un circolo vizioso tra povertà ed esclusione sociale, aggravato da un sistema di formazione poco accessibile.
Nelle regioni di Le Kef, Kasserine e Medenine, tra le più fragili del Paese, il progetto di AIFO “Per una vita indipendente” (PUVI) non si limita all’assistenza delle persone con disabilità, ma punta sull’empowerment e l’emancipazione sociale.
Attraverso l’approccio della Ricerca Emancipatoria, il progetto ha trasformato radicalmente il modo di vivere la disabilità, agendo su tre assi fondamentali:
Raccontiamo questo progetto attraverso le parole di chi lo vive ogni giorno.
Il cambiamento inizia quasi sempre con la scoperta che il proprio destino non è già scritto, ma può essere ridisegnato.Per Amira, 35 anni, che gestisce la parafarmacia di famiglia a El Kef, l’incontro con il progetto è stato una rivelazione. Nonostante il supporto dei suoi cari, ignorava l’esistenza di leggi e diritti che la riguardassero:
“Dopo questo percorso ho compreso meglio la realtà e gli ostacoli complessivi, ma ho iniziato a capire soprattutto le possibilità. Ora ho molta più fiducia in me stessa: ho trovato nuovi amici e ho anche trovato l’amore..”
Sua madre ha assistito in prima persona a questa evoluzione, notando un cambiamento radicale nella disciplina e nella determinazione della figlia:
“Amira è cambiata davvero molto:nella ricerca emancipatoria qui a El Kef è diventata leader del gruppo e questo le ha permesso di responsabilizzarsi in ogni aspetto della vita. Credo che la nuova Amira che è al mio fianco oggi sia merito di tutte queste cose assieme”
Uno dei traguardi più emozionanti del progetto è stata la trasformazione psicologica dei partecipanti. Chi all’inizio faticava a sostenere uno sguardo o a parlare in pubblico, oggi rivendica con orgoglio il proprio posto nel mondo.
Marwa, 32 anni di Kasserine, è il simbolo di questa rinascita. Proprietaria di un coworking, ha vissuto per anni chiusa in un isolamento che non era solo fisico, ma soprattutto sociale. La Ricerca Emancipatoria le ha permesso di abbattere le mura del silenzio:
“Oggi sono un’altra Marwa. Una Marwa che non vede la sua disabilità e che si esprime liberamente. Prima mi sentivo emarginata, ora mi sento finalmente parte integrante della società.”
Questo cambiamento è stato così evidente da stupire chi le sta più vicino. Sua sorella racconta con emozione:
“Conoscevo una Marwa prima della ricerca emancipatoria, ora ne conosco un’altra. Prima era timida, aveva vergogna della sua disabilità, era molto suscettibile. Ora si accetta senza problemi, è molto sicura e loquace.”
Il progetto PUVI non ha offerto solo assistenza, ma ha aiutato le persone a vedersi in un modo nuovo. Naoufel gestiva già un’attività di tappezzeria, ma viveva la sua disabilità in modo isolato. Partecipando al progetto, Naoufel ha capito l’importanza nell’aiutare il prossimo: è diventato attivista e volontario della Mezzaluna Rossa Tunisina, l’organizzazione umanitaria che assiste le persone più vulnerabili del Paese. Questa esperienza ha trasformato la sua fragilità in una straordinaria forza collettiva:
“Prima ero troppo concentrato sulla mia disabilità. Non conoscevo nessuna persona con disabilità, ora ne conosco tante e conosco i loro problemi ed ostacoli. Ora noto ogni barriera attorno a noi e mi batto perché venga abbattuta.”
Milioni di famiglie raggiunte
Persone con disabiità coinvolte
Questi non sono solo numeri, ma rappresentano migliaia di storie come quelle di Amira, Marwa e Naoufel: persone che hanno smesso di essere invisibili per diventare protagonisti della propria comunità.
Il progetto “Per una vita indipendente: organizzazione di un percorso di formazione professionale per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità in Tunisia (PUVI)” è promosso da AIFO In partenariato con COPE e ARCO di Fondazione PIN e cofinanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).
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